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Il mito della crescita (a tutti i costi)

Il mito della crescita (a tutti i costi)

venerdì, 21 Agosto 2026
1 minuto di lettura

Siamo abituati a guardare all’indietro quando parliamo di crescita e di anni boom per l’economia.

E guardiamo a quelle generazioni di padri e nonni che, nel dopoguerra, hanno realizzato tassi di crescita impressionanti: si arrivava dalla distruzione bellica e tutto era da ricostruire, strutture logistiche, complessi industriali, tessuti operativi etc. etc. scoprendo anche il desiderio, nelle popolazioni europee, di ritrovare la serenità e con essa una vità sociale con più speranze ed aspettative per il futuro.

Con questi “ingredienti” la ricostruzione fu una miscela produttiva di enorme redditività e i tassi di crescita altrettanto enormi.

Si innescò una corrispendente spinta ai consumi di beni prodotti che andavano tutti nella direzione di un miglioramento della qualità della vita, televisori, frigoriferi, arredi, automobili etc. etc. l’occupazione cresceva e il Pil, in Italia, registrava negli anni ’60, tassi di crescita che sfioravano il 7 %.

Tutto quel “gap” di beni di prima necessità e di miglioramento della qualità della vita, da allora in poi si è gradualmente affievolito e colmato e nel momento in cui scriviamo, il 2026, non è minimamente possibile riferirsi a quelle dinamiche di produzione e scambio di beni e servizi perché oggi siamo al voluttuario e ad un ricambio molto lento di beni di prima necessità con tassi di crescita enormemente più bassi.

Dobbiamo, quindi, comprendere in tema di crescita che, con quella “forma mentis”, non possiamo più convivere e dobbiamo farcene una ragione: non si può “crescere” come fosse un obbligo imperativo se non ci sono più le condizioni e poi, fino a dove ? all’infinito ? e in questa crescita quanto è migliorata la qualità effettiva della vita dell’uomo ?

Non è, quindi, opportuno pensare ad altri orizzonti di crescita quali potrebbe essere, per esempio, la qualità della vita delle persone, il miglioramento dei nostri luoghi di vita (città e paesi), miglioramento dei trasporti, miglioramento dell’ambiente (agricoltura, aria, energia etc.), snellimento dell’apparato pubblico, miglioramento dell’assistenza sanitaria, tutti settori che innescherebbero un ciclo virtuoso di occupazione e produttività con riflesso positivo sullo stanco tasso di crescita del Pil ?

La crescita come unico scopo di perpetuarsi all’infinito senza un razionale progetto deve lasciare spazio, in conclusione, ad un ripensamento sulla qualità della vita degli individui e se saremo in grado di capire bene in quale direzione dovremo impegnarci allora “cresceremo” nuovamente everamente.

Roberto SALERNO, Dottore in Economia

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