Dopo i devastanti terremoti che hanno colpito la fascia costiera di La Guaira, in Venezuela, una domanda continua a tormentare sopravvissuti ed esperti: quante delle oltre seimila vittime si sarebbero potute evitare? Secondo numerosi tecnici e studiosi, la tragedia non è stata causata soltanto dalla forza della natura, ma anche da decisioni urbanistiche adottate nonostante ripetuti avvertimenti.
La Guaira occupa una delle zone più suggestive del Paese, stretta tra le acque dei Caraibi e una catena montuosa che negli anni ha generato frane, alluvioni e altri eventi estremi. Proprio questa conformazione geografica aveva spinto gli scienziati a raccomandare estrema cautela nello sviluppo edilizio dell’area. Il terreno, composto da sedimenti trasportati nel tempo da inondazioni e colate di fango, è infatti considerato particolarmente vulnerabile durante un terremoto, poiché tende ad amplificare le oscillazioni sismiche.
Le preoccupazioni degli esperti erano emerse già dopo la catastrofe del 1999, quando frane e inondazioni causarono migliaia di vittime. In seguito a quella tragedia furono elaborati programmi di mitigazione del rischio che prevedevano limitazioni all’edificazione nelle aree più esposte. Alcuni specialisti suggerirono di destinare determinate porzioni di territorio a parchi, impianti sportivi o strutture leggere, in modo da ridurre possibili danni e perdite di vite umane.
Negli anni successivi, tuttavia, l’emergenza abitativa spinse le autorità a realizzare numerosi complessi residenziali proprio lungo la fascia costiera. Furono costruite torri di appartamenti in cemento armato destinate a ospitare famiglie sfollate da precedenti calamità naturali. Una scelta che oggi viene indicata da molti osservatori come uno degli elementi che hanno aggravato le conseguenze del sisma. Quando due forti terremoti hanno colpito la regione a distanza ravvicinata, almeno quattordici edifici sono collassati in modo quasi simultaneo. Interi piani si sono schiacciati uno sull’altro, intrappolando centinaia di persone. Alle distruzioni provocate dal crollo si sono aggiunti incendi e esplosioni causati da impianti e serbatoi danneggiati.





