Sabato prenderanno il via a Caracas i negoziati sostenuti dagli Stati Uniti tra il governo ad interim guidato da Delcy Rodríguez e una fazione dell’opposizione venezuelana. I colloqui, mirati a riformare il sistema politico in vista delle prossime elezioni, segnano un nuovo capitolo nell’influenza di Washington sul Paese dopo la caduta di Nicolás Maduro a gennaio, in seguito al raid che ha portato all’insediamento di Rodríguez. La delegazione governativa sarà guidata da Jorge Rodríguez, presidente dell’Assemblea Nazionale e veterano delle trattative con l’opposizione.
Dall’altra parte del tavolo, la rappresentanza anti‑governativa sarà condotta da Dinorah Figuera, scelta su richiesta di Washington per la sua guida del Parlamento eletto nel 2015, ancora riconosciuto dagli Stati Uniti come ultimo organo democratico del Paese. Grande assente sarà María Corina Machado, Premio Nobel per la Pace 2025 e figura di opposizione più popolare. Dopo mesi trascorsi all’estero, Machado ha promesso di tornare per aiutare la ricostruzione dopo i terremoti di giugno, ma la sua esclusione dai colloqui ha suscitato tensioni. Fonti vicine al processo affermano che non è stata invitata perché non fa parte dell’Assemblea del 2015.
Secondo analisti locali, la sua assenza potrebbe rivelarsi strategica: se i negoziati porteranno a elezioni libere, Machado potrebbe emergere come prima presidente donna del Venezuela; se falliranno, rafforzerà la sua tesi sulla necessità di rappresentanti legittimi e riconosciuti. Gli Stati Uniti, che hanno già allentato alcune sanzioni sui settori petrolifero e aurifero, sostengono che il Paese debba prima stabilizzarsi economicamente. Il segretario di Stato Marco Rubio ha ribadito che Washington “facilita, ma non impone” il dialogo.





