Il presidente americano Donald Trump alza ancora il livello dello scontro con l’Iran e promette una rappresaglia diretta contro le infrastrutture civili ed energetiche del Paese per ogni nuovo attacco alla navigazione nello Stretto di Hormuz.
“Da questo momento in poi, ogni volta che l’Iran sparerà contro una nave nello Stretto di Hormuz, con missili, razzi, droni o qualsiasi altra arma, gli Stati Uniti bombarderanno e distruggeranno un ponte o una centrale elettrica, inclusi quelli situati vicino o all’interno della capitale Teheran”, ha scritto il presidente su Truth.
La minaccia è arrivata dopo l’undicesima notte consecutiva di bombardamenti americani. Il Centcom ha riferito di avere colpito centri operativi militari, infrastrutture marittime, hangar, depositi di droni e strutture logistiche, con l’obiettivo di ridurre la capacità iraniana di ostacolare il traffico commerciale nello Stretto.
Fonti di Teheran hanno segnalato anche un attacco contro l’isola di Larak, all’ingresso di Hormuz, e contro la raffineria di gas di Bidboland, nel Khuzestan.
Teheran minaccia una risposta “potente”
Il comando congiunto iraniano Khatam al-Anbiya ha avvertito che un eventuale attacco americano contro gli impianti nucleari e gli altri siti sensibili sarebbe considerato “un’espansione della guerra nella regione”.
In quel caso, “tutti gli interessi degli Stati Uniti, così come quelli dei loro alleati e sostenitori, diventeranno bersaglio di potenti attacchi” delle forze armate iraniane.
Teheran ha intanto rivendicato raid contro le forze statunitensi nelle basi aeree di Al Azraq, in Giordania, e Sheikh Isa, in Bahrein, sostenendo inoltre di avere reso inutilizzabili installazioni militari americane in Bahrein e Kuwait.
L’esercito giordano ha riferito di avere intercettato quattro missili e quattro droni iraniani, mentre altri due missili sono caduti in aree disabitate senza provocare vittime. Sirene d’allarme sono risuonate anche in Bahrein, Kuwait e nella città saudita di Dammam.
Controllo di Hormuz
Il comandante dell’esercito iraniano Amir Hatami ha assicurato che la Repubblica islamica mantiene il controllo di Hormuz: “Restiamo saldi. Controlliamo lo Stretto e spariamo contro le forze americane”.
Il Centcom sostiene invece che la rotta rimanga aperta, ma secondo la società di analisi Kpler martedì soltanto tre mercantili hanno attraversato il passaggio, senza transiti visibili di grandi petroliere o navi metaniere.
Il segretario di Stato Marco Rubio ha ribadito che Washington resta disponibile alla diplomazia, accusando però Teheran di non prendere sul serio i negoziati. “Se lo fanno, lo facciamo anche noi. Altrimenti faremo quanto necessario per proteggere i nostri interessi e quelli dei nostri alleati”, ha dichiarato.





