Gli Stati Uniti restano disponibili a una soluzione diplomatica della guerra con l’Iran, ma Teheran deve rispettare gli impegni e dimostrare di voler negoziare seriamente. È il messaggio lanciato dal segretario di Stato Marco Rubio, mentre per l’undicesima notte consecutiva le forze americane hanno bombardato obiettivi iraniani e la Repubblica islamica ha risposto con nuovi attacchi contro le basi statunitensi nella regione.
“Gli Stati Uniti sono sempre impegnati nella diplomazia. Siamo aperti al dialogo e disposti a negoziare e appianare le divergenze”, ha dichiarato Rubio durante la riunione dei ministri degli Esteri dell’Asean a Manila. “Il problema è che l’Iran non prende sul serio i negoziati. Se lo farà, lo faremo anche noi. Altrimenti adotteremo quanto necessario per proteggere i nostri interessi e quelli dei nostri alleati”. Il capo della diplomazia americana ha inoltre avvertito che permettere a Teheran di controllare lo Stretto di Hormuz, imporre pedaggi o minacciare le navi creerebbe “un precedente molto pericoloso” anche per altre rotte internazionali.
Obiettivi militari e energetici
Nella notte il Comando centrale americano ha annunciato attacchi contro centri operativi, capacità navali, hangar, depositi di droni e infrastrutture logistiche militari iraniane. Secondo fonti regionali, è stata bombardata anche la raffineria di gas di Bidboland, a Mahshahr, nel Khuzestan, uno dei principali impianti di lavorazione del gas del Paese.
Il CentCom sostiene che le operazioni puntino a impedire all’Iran di ostacolare la navigazione nello Stretto. Washington afferma che Teheran abbia attaccato oltre trenta navi commerciali negli ultimi tre mesi, ma assicura che Hormuz resta formalmente aperto. Il traffico è tuttavia quasi paralizzato: secondo Kpler, martedì sono passati soltanto tre mercantili e nessuna grande petroliera o nave metaniera.
Teheran ha replicato rivendicando attacchi contro le forze americane nelle basi di Al Azraq, in Giordania, e di Sheikh Isa, in Bahrein. L’esercito giordano ha riferito di aver intercettato quattro missili iraniani, mentre altri due sono caduti in aree disabitate senza provocare vittime o danni. Esplosioni sono state udite anche nella vicina Eilat, ma Israele ha escluso impatti sul proprio territorio. Il Kuwait ha intanto annunciato l’intercettazione di droni provenienti dall’Iran.
Il comando militare iraniano Khatam al-Anbiya ha avvertito che un eventuale attacco statunitense contro gli impianti nucleari sarebbe considerato “un’espansione della guerra nella regione” e trasformerebbe in bersagli “tutti gli interessi degli Stati Uniti e dei loro alleati”.
Trump approva l’accordo nucleare con Riad
Proprio mentre Washington chiede a Teheran garanzie sul nucleare, Donald Trump ha approvato un accordo trentennale per aiutare l’Arabia Saudita a sviluppare un programma atomico civile. Il patto, non ancora annunciato ufficialmente e destinato all’esame del Congresso, potrebbe valere decine di miliardi di dollari e affidare alle imprese americane un ruolo centrale nella costruzione delle infrastrutture saudite.
Secondo il Wall Street Journal, l’intesa apre anche alla possibilità che Riad arricchisca uranio, dopo uno studio congiunto con Washington.
Non prevederebbe però né la rinuncia preventiva all’arricchimento e al riprocessamento né il protocollo aggiuntivo dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, che consente ispezioni più invasive. Le condizioni hanno già suscitato timori bipartisan al Congresso e tra gli esperti di non proliferazione, soprattutto dopo che il principe ereditario Mohammed bin Salman ha dichiarato in passato che il regno potrebbe dotarsi della bomba qualora l’Iran facesse altrettanto.





