L’Iran minaccia di estendere la guerra alle infrastrutture dei Paesi del Golfo qualora gli Stati Uniti mettano in pratica l’annunciata escalation contro gli impianti civili ed energetici della Repubblica islamica. L’avvertimento è arrivato dopo una nuova notte di bombardamenti americani contro centri di comando, sistemi missilistici e difese aeree iraniane.
Il Centcom ha riferito di aver concluso una serie di attacchi condotti con munizioni di precisione in diverse località, tra cui Bandar Abbas. Nel mirino sono finiti centri di comando, postazioni antiaeree, infrastrutture per missili e droni e strutture di sorveglianza costiera. In precedenza, un’incursione durata circa 90 minuti aveva colpito sistemi di difesa costiera e postazioni per missili da crociera sull’isola di Greater Tunb.
Esplosioni sono state segnalate anche nelle province di Hamadan e Semnan e nell’area di Pakdasht, alla periferia sud-orientale di Teheran, dove sono entrate in azione le difese aeree. Secondo i media iraniani, un attacco ha inoltre raggiunto un aeroporto nel nord del Paese. Al momento non risultano vittime nei raid sulla provincia di Hamadan.
La minaccia alle infrastrutture
“Se Trump darà seguito alle sue minacce, tutte le infrastrutture della regione saranno schiacciate sotto i colpi d’acciaio delle potenti forze armate iraniane, fino a non lasciare alcuna traccia, come se non fossero mai esistite”, ha dichiarato il generale Ebrahim Zolfaghari, portavoce del quartier generale Khatam al-Anbiya.
Zolfaghari ha ribadito anche che Teheran non permetterà agli Stati Uniti di assumere il controllo dello Stretto di Hormuz: “In nessuna circostanza consentiremo a un Paese straniero ed extra-regionale di interferire. Questa è la linea rossa invincibile dell’Iran”.
Poche ore dopo, il portavoce dell’esercito Mohammad Akraminia ha precisato che la Repubblica islamica non cerca uno scontro con gli Stati vicini, sostenendo che gli attacchi sono diretti esclusivamente contro le installazioni americane presenti nella regione.
Rappresaglia su Giordania, Kuwait e Bahrein
Le forze iraniane hanno rivendicato due ondate di missili e droni contro basi statunitensi in Giordania. L’esercito di Amman ha annunciato di aver intercettato otto missili senza registrare vittime o danni. Secondo i Pasdaran, la rappresaglia è stata decisa dopo un bombardamento americano nelle vicinanze di un ospedale oncologico pediatrico iraniano.
In Kuwait, Teheran afferma di aver colpito radar, batterie Patriot e depositi di carburante nella base di Ali Al Salem. In Bahrein, droni iraniani avrebbero preso di mira sistemi di comunicazione, radar Super Hawk e installazioni Patriot nella base aerea di Sheikh Isa. Le rivendicazioni sulla distruzione dei sistemi di difesa non sono state confermate da fonti indipendenti. Droni sono stati intercettati anche sul Kuwait, mentre altri velivoli hanno violato lo spazio aereo di Erbil, nel Kurdistan iracheno.
Contatto Katz-Hegseth
Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha avuto nella notte un colloquio con il capo del Pentagono Pete Hegseth. I due hanno discusso della prosecuzione della cooperazione tra Washington e Tel Aviv sul fronte iraniano e della sicurezza regionale. Katz ha ribadito che Israele intende mantenere le proprie truppe nelle “zone di sicurezza” istituite a Gaza, nel sud del Libano e in Siria.
Intanto le autorità siriane hanno annunciato il sequestro, al confine con l’Iraq, di un carico di armi sofisticate e missili che, secondo le prime indagini, era destinato a Hezbollah in Libano.





