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Credits per foto: © UNICEF/UNI973163/Biswas

Medio Oriente, l’allarme l’Unicef: fino a 23,4 milioni di bambini in più nella povertà

giovedì, 16 Luglio 2026
3 minuti di lettura

La guerra in Medio Oriente rischia di spingere entro la fine dell’anno fino a 23,4 milioni di bambini in più nella povertà economica. L’allarme arriva da una nuova analisi dell’Unicef, condotta su dati raccolti in oltre 167 Paesi, che misura gli effetti dell’aumento dei prezzi alimentari ed energetici e delle interruzioni delle rotte marittime sul reddito delle famiglie. Il rapporto, intitolato ‘L’impatto della guerra in Medio Oriente sui bambini delle famiglie in condizioni di povertà economica’, collega il peggioramento delle condizioni di vita all’escalation delle ostilità e alle conseguenze della chiusura dello Stretto di Hormuz. Il rincaro di carburante, cibo e trasporti riduce il potere d’acquisto, mentre i nuclei con minori risorse sopportano la parte più pesante dello shock.

“I bambini stanno pagando il prezzo dell’escalation del conflitto in Medio Oriente, compresi quelli che vivono ben oltre i confini della regione”, ha dichiarato la Direttrice generale dell’Unicef, Catherine Russell. Più a lungo durerà la crisi, ha avvertito, più profonde diventeranno le conseguenze: “Il rapido aumento dei costi sta rendendo il cibo e l’istruzione inaccessibili per molte famiglie”.
L’analisi prende in esame due scenari. Nel primo, segnato da uno shock economico moderato, altri 18,3 milioni di minori potrebbero entrare nella povertà monetaria. Il secondo ipotizza effetti più intensi e prolungati sui prezzi e sull’attività economica: in questo caso il numero salirebbe a 23,4 milioni.

Squilibri macroeconomici

Secondo l’Unicef, la povertà infantile reagisce con particolare rapidità agli squilibri macroeconomici. Il costo dei beni essenziali cresce, mentre molti governi dispongono di margini di bilancio limitati per sostenere i cittadini. Per milioni di famiglie diventa così più difficile garantire alimentazione, cure, istruzione e protezione ai figli. Asia e Africa concentrano circa l’80% dell’incremento globale stimato. In entrambe le regioni, gli elevati livelli di povertà già presenti si sommano alla dipendenza dalle importazioni e alla vulnerabilità rispetto alle crisi internazionali. Gli effetti non restano confinati ai Paesi coinvolti direttamente nella guerra, ma raggiungono comunità lontane migliaia di chilometri.
In Somalia, i prezzi del carburante a Mogadiscio sono più che raddoppiati nel giro di pochi giorni dall’escalation. L’aumento si è trasferito sul costo di cibo, acqua, trasporti e operazioni umanitarie, mentre il Paese affronta una crisi di malnutrizione sempre più grave.

Aumento dei costi

In Etiopia le difficoltà legate allo Stretto di Hormuz hanno provocato un aumento del 31% del prezzo del gasolio. Per le attività umanitarie, i costi del carburante sono cresciuti tra il 50 e il 70%, con conseguenze sulla possibilità di raggiungere le comunità più isolate. La pressione interessa anche la Nigeria, dove i nuclei a basso reddito destinano tra il 60 e il 70% delle proprie entrate a cibo e trasporti. Anche variazioni contenute dei listini riducono quindi le somme disponibili per salute, scuola e altri bisogni essenziali.
In Bangladesh, i rincari riguardano riso, lenticchie, olio da cucina, verdure, pesce e pollame. Le stime indicano che altri 1,2 milioni di persone potrebbero scendere sotto la soglia di povertà.

Contrazione dei redditi

Il rapporto segnala il rischio di cancellare una parte dei progressi compiuti negli ultimi anni. La contrazione dei redditi non produce soltanto privazioni immediate, ma può compromettere lo sviluppo fisico e cognitivo dei minori, con effetti destinati a durare nel tempo. “Per i bambini che già vivono in condizioni di povertà, questi shock aggravano le privazioni e possono causare danni che durano per tutta la vita”, ha ricordato Russell. L’Unicef chiede ai governi, ai Paesi donatori e alle istituzioni finanziarie internazionali di proteggere i finanziamenti destinati a salute, nutrizione, istruzione e tutela dell’infanzia. Tra le priorità figurano il rafforzamento dei sistemi di protezione sociale e i trasferimenti economici rivolti alle famiglie con figli.
L’organizzazione sollecita inoltre l’accesso continuativo a servizi e aiuti essenziali, con soglie minime di spesa adeguate all’inflazione. Nei Paesi nei quali il servizio del debito supera gli investimenti in sanità, scuola o assistenza sociale, vengono indicate la sospensione o la ristrutturazione degli obblighi finanziari.

Emergenze

Un altro fronte riguarda la preparazione alle emergenze. Servono, secondo il rapporto, strumenti capaci di raggiungere rapidamente i bambini durante le crisi e una maggiore cooperazione internazionale per ridurre l’impatto degli shock presenti e futuri. “Questa crisi sta mettendo a rischio la vita e il futuro dei bambin”, ha concluso Russell. Senza una risposta tempestiva, conflitti, instabilità economica e aumento dei costi potrebbero trascinare milioni di minori verso privazioni ancora più profonde: “Potremmo assistere al crollo dei risultati di sviluppo ottenuti con tanta fatica”.

Redazione

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“La Discussione” è una testata giornalistica italiana fondata nel 1953 da Alcide De Gasperi, uno dei padri fondatori dell’Italia moderna e leader di spicco nella storia politica del nostro paese.

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