L’Oman ha messo sul tavolo una proposta che potrebbe ridisegnare la geografia della navigazione nello Stretto di Hormuz. La bozza, condivisa con Stati Uniti e Iran, prevede la creazione di due corridoi marittimi separati per evitare che le tensioni militari trasformino lo stretto in una zona completamente paralizzata. Secondo fonti citate dalla CNN, il Corridoio Meridionale, interamente nelle acque omanite, tornerebbe alle condizioni pre‑conflitto: transito libero, nessuna autorizzazione preventiva, nessuna tariffa.
Il Corridoio Settentrionale, invece, attraverserebbe le acque iraniane e richiederebbe un’autorizzazione da Teheran, ma senza pedaggi. Una soluzione ibrida, pensata per evitare che l’Iran possa usare lo stretto come leva politica o militare. La proposta arriva dopo una settimana di attacchi USA contro obiettivi iraniani, in risposta al raid dell’IRGC contro la nave portacontainer GFS Galaxy. Prima di questi attacchi, gli Stati Uniti avevano già colpito circa 140 siti militari iraniani, tra cui radar, depositi di missili e sistemi terra‑aria. La reazione iraniana è stata immediata: l’IRGC ha annunciato il blocco totale dello Stretto di Hormuz, dichiarando che nessuna nave avrebbe potuto transitare finché Washington non avesse cessato le operazioni militari. In questo clima, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi e il suo omologo omanita Sayyid Badr Albusaidi si sono incontrati a Muscat per discutere la proposta.
L’Oman, tradizionale mediatore silenzioso della regione, tenta di evitare che la crisi degeneri proprio mentre è in corso una finestra negoziale di 60 giorni, prevista dal Memorandum d’Intesa firmato a giugno. Gli Stati Uniti hanno chiarito che un accordo definitivo richiede che l’Iran trasferisca ai loro emissari i 410 chilogrammi di uranio arricchito ancora in suo possesso.





