Per anni ci siamo raccontati che gli italiani fanno sempre meno sesso, le coppie sono destinate a spegnersi, mentre i single vivono una sessualità sempre più intensa grazie alle app di dating. Ma la realtà sembrerebbe essere ben diversa. A indagarla è la recente indagine Il piacere degli italiani del Censis che, a venticinque anni dalla prima grande ricerca sui comportamenti sessuali degli italiani, mostra come i nostri costumi siano profondamente cambiati, senza però cancellare il valore delle relazioni stabili e della fedeltà.
Una piccola rivoluzione c’è stata, ma non ha distrutto la coppia e non ha trasformato gli italiani in instancabili collezionisti di partner. Ha piuttosto cambiato il modo di vivere il desiderio, il piacere e il rapporto con il proprio corpo.
Oltre gli stereotipi
Se c’è una lezione chiara che emerge dalla ricerca è che gli italiani sono cambiati molto più di quanto raccontino gli stereotipi. Sono più liberi nel vivere il desiderio, soprattutto le donne. Sono caduti molti tabù, cresce la disponibilità alla sperimentazione e diminuisce il peso dei vecchi ruoli di genere. Ma, allo stesso tempo, gli italiani continuano a cercare stabilità, fiducia e continuità nelle relazioni.
La rivoluzione sessuale non ha sostituito l’amore con il consumo dei corpi. Ha semplicemente spostato il baricentro dalla morale alla libertà individuale, senza rinunciare al valore della coppia. L’Italia appare così un Paese meno moralista, più consapevole e decisamente meno prevedibile di quanto siamo abituati a raccontarlo.
La vera rivoluzione è femminile
Se si confrontano i dati del 2000 con quelli del 2025 emerge uno dei più profondi mutamenti culturali dell’Italia contemporanea. Le donne parlano di sesso con molta più libertà, raccontano le proprie esperienze senza l’imbarazzo che caratterizzava le indagini di un quarto di secolo fa e vivono sempre più la sessualità come una dimensione autonoma dalla propria identità.
Il dato forse più simbolico riguarda il rapporto tra sesso e amore. Venticinque anni fa appena poco più di una donna su tre riteneva che il piacere sessuale potesse essere separato dal sentimento. Oggi questa convinzione è condivisa dalla maggioranza delle intervistate. È il segno di un’emancipazione culturale, che ha reso la sessualità femminile meno dipendente dai modelli tradizionali e più legata al desiderio individuale.
Ma il cambiamento non riguarda soltanto il rapporto tra sesso e sentimento. È cambiato soprattutto il modo in cui le donne interpretano il proprio corpo e il proprio desiderio. La verginità perde il suo significato di obbligo morale collettivo e l’età del primo rapporto smette di essere un parametro sul quale giudicare una persona. Conta sempre meno il “quando” e sempre di più sentirsi libere, rispettate e consapevoli delle proprie scelte.
Anche il numero dei partner sessuali racconta questa trasformazione. Diminuisce drasticamente la quota di donne che dichiara di aver avuto un solo partner nella vita, mentre aumenta quella di chi ha avuto esperienze più numerose. È il riflesso di una libertà conquistata, di una sessualità vissuta senza il peso di quei giudizi morali che per decenni hanno colpito quasi esclusivamente l’universo femminile.
La maggiore libertà si riflette anche nel modo in cui le donne vivono l’intimità all’interno della coppia. Se per molto tempo il piacere femminile è rimasto un tema quasi invisibile, oggi emerge una disponibilità crescente a esprimere desideri, fantasie e preferenze. La sperimentazione non appare più come una prerogativa maschile, ma come uno spazio condiviso nel quale anche le donne rivendicano un ruolo attivo. Il piacere non è più qualcosa da concedere, ma una dimensione della propria autodeterminazione.
Anche gli uomini, del resto, sembrano allontanarsi dagli stereotipi tradizionali. La virilità non coincide più automaticamente con la precocità sessuale e i percorsi di scoperta della sessualità appaiono oggi molto più differenziati rispetto al passato.
Più libertà, ma nella coppia
È anche un altro dato a smentire il luogo comune più diffuso. In un’epoca dominata dalle app di incontri e dalla narrazione della sessualità “liquida“, ci si aspetterebbe un’esplosione delle relazioni occasionali. Invece oltre l’80% degli italiani dichiara di avere rapporti sessuali esclusivamente con il partner stabile.
La coppia continua, così, a essere il luogo privilegiato dell’intimità. Per anni sociologi, psicologi e commentatori l’hanno descritta come la tomba del desiderio. I dati raccontano invece il contrario. Chi vive una relazione stabile fa sesso più spesso dei single. Tra le coppie prevalgono rapporti due o tre volte alla settimana oppure almeno una volta ogni sette giorni. Tra chi è single aumentano invece sia i rapporti molto sporadici sia l’astinenza completa.
La stabilità, dunque, non sembra spegnere il desiderio. Al contrario, offre quella fiducia reciproca che rende possibile una sessualità più frequente, più rilassata e probabilmente anche più soddisfacente. È proprio la sicurezza della relazione a favorire una maggiore libertà nell’intimità. La conoscenza reciproca permette di parlare senza imbarazzo dei propri desideri, condividere fantasie e sperimentare nuove forme di piacere. Non a caso due italiani su tre sono convinti che anche una relazione lunga possa conservare nel tempo la vitalità erotica.
Più aperti, ma la fedeltà resta un valore
Il rapporto restituisce anche un’altra apparente contraddizione. Gli italiani si dichiarano molto più disponibili rispetto al passato a sperimentare pratiche sessuali diverse, comprese esperienze che fino a pochi anni fa sarebbero state considerate trasgressive. Ma la vera novità non è tanto l’affermarsi di singole pratiche, quanto il fatto che la sperimentazione sia ormai entrata nella normalità della vita sessuale.
Accanto ai preliminari e al sesso orale, cresce anche il ricorso ai sex toys di coppia, ai giochi erotici e ai giochi di ruolo, mentre una minoranza sperimenta pratiche come bondage, feticismo o BDSM. Nel complesso oltre nove italiani su dieci dichiarano di avere provato almeno una delle pratiche un tempo considerate “trasgressive” e circa tre su quattro almeno tre esperienze diverse.
Il dato forse più sorprendente è però un altro. Questa apertura, però, non nasce soprattutto nelle relazioni occasionali come spesso si immagina. Al contrario, è proprio la coppia stabile a rivelarsi il luogo in cui si sperimenta di più. Preliminari, sesso orale, masturbazione reciproca, utilizzo di sex toys e perfino giochi di ruolo risultano, infatti, più frequenti tra chi vive una relazione stabile che tra i single.
La sperimentazione, dunque, non coincide con la promiscuità, ma con una maggiore capacità di comunicare, negoziare e costruire un’intimità più libera e meno condizionata dai ruoli di genere. E, nonostante questa apertura, quasi sette italiani su dieci ritengono che un tradimento comprometta irrimediabilmente una relazione di coppia. La fedeltà diventa, così, una scelta volontaria, un patto fondato sulla fiducia reciproca, più che un obbligo imposto dalla morale o dalla religione.
Il piacere come risposta all’incertezza
Viviamo in un tempo attraversato da guerre, crisi economiche, instabilità geopolitica e trasformazioni rapidissime. In questo scenario gli italiani sembrano attribuire un’importanza crescente ai piaceri della vita quotidiana, considerati una risorsa per il benessere personale. Il sesso entra così pienamente in questa ricerca di equilibrio. Diventa uno strumento di qualità della vita, di benessere psicologico, di costruzione della propria identità e delle relazioni, non soltanto una componente della vita di coppia o una funzione riproduttiva.
Più che la rivoluzione della promiscuità, quella fotografata dal Censis è la rivoluzione dell’autodeterminazione. Le donne hanno conquistato una libertà sessuale che le rende protagoniste delle proprie scelte, mentre uomini e donne sembrano avere trovato un nuovo equilibrio, meno condizionato dalla morale, più orientato al piacere e al benessere, ma ancora profondamente fondato sulla fiducia reciproca. La vera novità è che gli italiani oggi credono ancora nella coppia, la quale diventa addirittura il luogo della libertà.
Leggi anche:





