Due bombe sono esplose martedì mattina vicino al Four Seasons di Damasco, l’hotel dove il presidente francese Emmanuel Macron aveva trascorso la notte, ferendo 18 persone e oscurando la prima visita in Siria di un capo di Stato dell’Unione Europea dalla caduta di Bashar al‑Assad. Il corteo presidenziale aveva lasciato l’area pochi minuti prima delle esplosioni, e l’Eliseo ha dichiarato che Macron non le ha udite. Nonostante l’attacco, Macron ha proseguito la visita, incontrando il presidente Ahmed al‑Sharaa al palazzo presidenziale.
L’attentato ha evidenziato le fragilità della sicurezza siriana: Sharaa, ex comandante di al‑Qaeda, ha stretto legami con gli Stati occidentali per ricostruire un Paese devastato da 13 anni di guerra civile, ma resta esposto a minacce interne e a gruppi armati che contestano la sua leadership. Le esplosioni sono avvenute in una zona trafficata, tra il Ministero del Turismo e il Museo Nazionale. Secondo il Ministero dell’Interno siriano, le bombe — una in un’auto parcheggiata, l’altra in un cestino — erano state individuate dalle forze di sicurezza, che stavano tentando di disinnescarle quando sono esplose.
Nessuna rivendicazione immediata, anche se lo Stato Islamico, responsabile di gravi violenze e attentati nella regione, ha annunciato a febbraio una nuova fase di operazioni contro il governo di Sharaa. Macron ha elogiato la “dignità e determinazione” dei siriani incontrati durante la visita e ha dichiarato che la Francia è pronta a ridefinire la cooperazione militare con Damasco, incluso un possibile supporto delle forze speciali francesi contro l’ISIS. Ha inoltre confermato l’intenzione di sostenere la ricostruzione economica e bancaria del Paese. L’Eliseo ha annunciato un accordo tra CMA CGM e la Siria per la gestione del trasporto aereo merci all’aeroporto di Damasco, e l’avvio del processo per restituire a Damasco 51 milioni di euro confiscati al defunto Rifaat al‑Assad.





