Il gruppo jihadista Jama’at Nusrat al‑Islam wal Muslimin (JNIM), affiliato ad al‑Qaeda nel Sahel e responsabile di gravi violenze contro civili e forze di sicurezza, ha rivendicato sabato una serie di attacchi contro posizioni militari in Mali, affermando di aver preso il controllo di almeno tre avamposti.
La dichiarazione è stata diffusa attraverso i canali ufficiali del gruppo, ma non è stata verificata in modo indipendente da Reuters, che ha riportato la notizia con cautela. La rivendicazione arriva in un momento di forte instabilità per il Mali, dove le forze armate stanno affrontando un aumento delle operazioni dei gruppi jihadisti attivi nel centro e nel nord del Paese.
JNIM, nato dalla fusione di diverse milizie legate ad al‑Qaeda, ha intensificato negli ultimi anni gli attacchi contro basi militari, convogli e infrastrutture governative, approfittando del vuoto di sicurezza lasciato dal ritiro delle missioni internazionali.
Secondo il messaggio diffuso dal gruppo, gli attacchi avrebbero colpito simultaneamente più postazioni, con combattimenti che sarebbero durati diverse ore. Le autorità maliane non hanno rilasciato dichiarazioni.
Negli ultimi mesi, il Mali ha visto un aumento delle offensive jihadiste contro le guarnigioni isolate, spesso prive di rinforzi rapidi e di equipaggiamento adeguato. Le aree rurali, in particolare nelle regioni di Mopti, Ségou e Gao, restano vulnerabili, con villaggi che subiscono attacchi regolari e popolazioni costrette a spostarsi per sfuggire alle violenze.
La rivendicazione di JNIM si inserisce in un contesto regionale segnato dal deterioramento della sicurezza. Il gruppo, che opera anche in Burkina Faso e Niger, ha sfruttato la frammentazione politica e la riduzione della presenza internazionale per espandere la propria influenza.
Le autorità maliane, sostenute da alleati regionali, hanno promesso una risposta “ferma e coordinata”, ma le capacità operative restano sotto pressione.





