Il governo militare del Burkina Faso ha annunciato la rottura immediata delle relazioni diplomatiche con la Francia, ex potenza coloniale e per anni principale partner di sicurezza del Paese saheliano. In un comunicato diffuso venerdì, la giunta ha accusato Parigi di “ambizioni neocoloniali” e di “sostegno attivo a reti sovversive e terroristi”, senza però fornire prove. La risposta francese è stata dura. Il portavoce del Ministero degli Esteri, Pascal Confavreux, ha definito la decisione “ostile e infondata”, segnalando che Parigi sta valutando “misure reciproche” e monitorando la sicurezza dei cittadini francesi nel Paese. Il Burkina Faso, 23 milioni di abitanti, è da anni devastato da gruppi jihadisti affiliati ad al‑Qaeda e allo Stato Islamico, oltre che da violenze attribuite alle stesse forze governative.
Il Sahel resta oggi la regione più letale al mondo per l’estremismo armato. La rottura con la Francia rappresenta l’ultimo capitolo di un deterioramento iniziato dopo il colpo di stato del 2022. La giunta aveva già espulso l’ambasciatore francese, dichiarato persona non grata un alto funzionario ONU e allontanato tre diplomatici francesi nel 2024 per presunte attività sovversive.
Nel frattempo, centinaia di soldati francesi impegnati contro i jihadisti sono stati rimandati a casa. Secondo analisti indipendenti, la situazione della sicurezza è peggiorata sotto il governo militare, che aveva promesso di “riprendere il controllo del territorio”. Un rapporto di Human Rights Watch indica che, tra gennaio 2023 e agosto 2025, le forze burkinabé sarebbero responsabili di almeno 1.200 dei 1.837 civili uccisi nel Paese — il doppio rispetto agli estremisti. Il ministro delle Comunicazioni, Pingdwende Gilbert Ouedraogo, ha dichiarato che “non esistono più le condizioni essenziali per relazioni basate sul rispetto reciproco e sulla non ingerenza”. Ma resta incerto cosa accadrà ora all’ambasciata francese e ai rapporti economici e di sicurezza.





