Davanti alla folla radunata al National Mall di Washington per le celebrazioni dell’Indipendenza, Donald Trump ha scelto il tono della rivendicazione. Nel giorno del 250esimo anniversario della Dichiarazione d’Indipendenza, il Presidente degli Stati Uniti ha tracciato un bilancio dello stato del Paese e ha consegnato ai sostenitori un messaggio centrato su forza nazionale, libertà, sicurezza e orgoglio americano. “L’America è una nazione di vincenti e oggi il nostro Paese sta vincendo di nuovo”, ha dichiarato Trump dal palco, dove è arrivato mano nella mano con la first lady Melania.
Nel suo intervento, durato circa 35 minuti, il presidente ha sostenuto che gli Stati Uniti siano oggi “più forti, liberi, ricchi, sicuri e orgogliosi come mai prima”.
Uno dei passaggi più applauditi è stato quello dedicato al Secondo emendamento, il principio costituzionale che garantisce ai cittadini il diritto di possedere e portare armi. “Nei quasi sei anni della mia presidenza, ho difeso con estrema fermezza il Secondo Emendamento”, ha affermato Trump, rivendicando di averlo protetto “con forza e cautela”. Le sue parole sono state accolte da una lunga ovazione della platea.
Identità nazionale
Il Tycoon ha poi intrecciato il tema dei diritti costituzionali con quello dell’identità nazionale. “Nel corso delle generazioni, gli americani hanno combattuto, versato sangue e dato la vita non solo per garantire” quei diritti, ha detto, “ma per estenderli a cittadini di ogni razza, religione, colore e credo, perché siamo un unico popolo, un’unica famiglia”. Poi il richiamo alla bandiera: “Lo avete dimostrato stasera, uniti sotto un’unica bandiera”. Nel discorso non sono mancati i toni più duri contro il comunismo. “Non vogliamo i comunisti, non ne abbiamo bisogno e l’America non diventerà mai un Paese comunista”, ha detto Trump. Riferendosi alla Dichiarazione d’Indipendenza, ha aggiunto che essa “ci insegna che siamo tutti creati a immagine di un unico Dio Onnipotente”, frase che, secondo il presidente, “un comunista non direbbe mai”.
Il passaggio ha suscitato prima una risata e poi un applauso del pubblico.
Trump ha anche rivendicato il rafforzamento delle forze armate durante il suo primo mandato. “La nostra ascesa a nazione più forte e potente del mondo non è stata un caso fortuito della storia”, ha affermato. Poi ha aggiunto: “Abbiamo ricostruito il nostro esercito durante il mio primo mandato. Lo abbiamo utilizzato un po’ anche nel nostro… in realtà dovrei dire terzo mandato, ma non lo farò perché non voglio polemiche”. Nel passaggio successivo ha citato Venezuela e Iran: “Li abbiamo annientati, abbiamo annientato i loro eserciti”.
Agenda elettorale
Nella parte finale del discorso il Presidente ha rilanciato anche la sua agenda elettorale. “L’America è tornata e vogliamo che rimanga grande”, ha dichiarato, indicando il Save America Act come uno degli strumenti centrali. La proposta, ha spiegato, prevede l’obbligo per gli elettori di mostrare un documento d’identità valido, di fornire una prova di cittadinanza e di limitare il voto per corrispondenza ai casi di malattia, disabilità, dispiegamento militare o viaggio. “E non ci saranno più brogli elettorali. È molto semplice”, ha concluso. Al termine dell’intervento, le bande congiunte delle forze armate statunitensi hanno eseguito l’inno nazionale. Trump ha seguito l’esecuzione offrendo il saluto militare. Subito dopo è iniziato lo spettacolo pirotecnico: 850 mila singoli fuochi d’artificio per una scenografia durata 40 minuti, presentata come senza precedenti.





