Nella Chiesa di Sant’Agnese, a St. Paul, il profumo dell’incenso si è alzato verso il pulpito mentre tredici chierichetti assistevano alla Messa. In un clima di tensione globale per la Chiesa cattolica, padre John Ubel ha dedicato le sue omelie domenicali — in inglese e in latino — alla necessità di conciliare le antiche tradizioni con la fedeltà al Vaticano, proprio mentre Papa Leone XIV affronta la separazione formale della Fraternità Sacerdotale San Pio X. Giovedì, il Vaticano ha annunciato la scomunica dei vescovi e dei sacerdoti della Fraternità, dopo la consacrazione non autorizzata di quattro nuovi vescovi.
La Santa Sede ha avvertito i fedeli che “coloro che aderiscono formalmente” alla Fraternità sono considerati scismatici. La decisione ha riacceso un dibattito che dura da decenni: il ruolo della Messa tradizionale in latino nella vita della Chiesa. La parrocchia di Sant’Agnese, che non è affiliata alla Fraternità e celebra il rito antico con il permesso dell’arcivescovo, è stata fondata per immigrati tedeschi e offre ogni settimana sia la Messa tradizionale sia quella moderna in latino, oltre a quattro celebrazioni in inglese. Per molti fedeli, la convivenza delle diverse forme liturgiche è un segno di armonia.
Secondo Stephen Cranney, docente alla Catholic University of America, solo una piccola minoranza di cattolici statunitensi partecipa regolarmente alla Messa preconciliare: circa 510 celebrazioni domenicali su oltre 16.000 parrocchie. La maggior parte dei fedeli attratti dal rito antico lo è per la sua estetica solenne e la continuità con secoli di tradizione, non per opposizione al Concilio Vaticano II. Benedetto XVI aveva ampliato l’uso del rito nel 2007, mentre Francesco lo ha limitato tra il 2021 e il 2023 per evitare divisioni. Leone XIV, nel suo primo anno di pontificato, ha insistito sull’unità, pur concedendo qualche apertura simbolica.





