Tutto come annunciato e confermato: ieri il Vaticano ha decretato la scomunica per i vescovi lefebvriani. La consacrazione episcopale di quattro presbiteri, celebrata senza mandato pontificio e contro la volontà del Papa, è stata definita dal Dicastero per la Dottrina della Fede “un atto di natura scismatica”. La decisione ha colpito nello specifico Alfonso de Galarreta e Bernard Fellay, consacrante principale e co-consacrante, insieme ai quattro nuovi vescovi Pascal Schreiber, Michael Goldade, Michel Poinsinet de Sivry e Marc Hanappier. Per tutti scatta “ipso facto” la scomunica “latae sententiae” riservata alla Sede Apostolica. Il decreto, firmato dal Cardinale Víctor Manuel Fernández e controfirmato dai due Segretari del Dicastero, è arrivato a ventiquattr’ore dalla cerimonia celebrata a Écone, in Svizzera. La Santa Sede ha considerato quel gesto una rottura formale con Roma. Non solo un atto di disobbedienza, ma il passaggio che configura il delitto di scisma, con effetti canonici sui ministri sacri e sui fedeli laici coinvolti.
La nota esplicativa ha ricostruito il lungo tentativo di dialogo con la Fraternità Sacerdotale San Pio X. Dai tempi di San Paolo VI fino agli ultimi colloqui al Dicastero, la Chiesa ha cercato di riportare alla piena comunione gli aderenti al movimento fondato da monsignor Marcel Lefebvre. Quei tentativi, si è letto il testo, “si sono rivelati vani”. Le nuove consacrazioni, celebrate senza il mandato del Pontefice, hanno aggravato una situazione già segnata da una distanza dottrinale e disciplinare.
Il precedente
Il Vaticano ha richiamato anche il precedente del 1988, quando Giovanni Paolo II definì le consacrazioni senza mandato pontificio una disobbedienza che comportava “un rifiuto pratico del Primato romano” e quindi un atto scismatico. La linea resta la stessa: chi rompe la comunione con il Papa rompe anche l’unità visibile della Chiesa. Da questo momento, secondo il Dicastero, i ministri sacri della Fraternità San Pio X “sono nello scisma” e devono essere considerati scismatici. La scomunica vede ‘protagonisti’ anche i fedeli laici che aderiscono formalmente alla Fraternità secondo le condizioni indicate nella nota del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi del 1996, ancora richiamata dal documento vaticano.
Il passaggio più concreto ha riguardato i sacramenti. La Santa Sede ha avvertito i fedeli che i ministri della Fraternità amministrano illecitamente i sacramenti. Ha precisato inoltre che la penitenza da loro amministrata e il matrimonio da loro assistito sono invalidi. È il punto che trasferisce la frattura dal piano istituzionale alla vita quotidiana delle comunità legate ai lefebvriani.
La porta del ritorno resta però aperta. La nota ha spiegato che la Chiesa accoglierà con affetto quanti vorranno rientrare nella piena comunione. Ai Nunzi apostolici viene affidato il compito di predisporre procedure che gli Ordinari potranno usare caso per caso. Ai fedeli, invece, è stato chiesto di restare uniti al Romano Pontefice, ai vescovi in comunione con lui e alla Chiesa, oltre che di non partecipare alle celebrazioni e alle attività promosse dalla Fraternità San Pio X.
Prevost a Lampedusa
La decisione sui lefebvriani è arrivata quasi alla vigilia della visita di Leone XIV a Lampedusa, prevista per domani. Il Pontefice raggiungerà l’isola alle 9 con un volo da Ciampino e resterà circa tre ore e mezza. Il programma toccherà i luoghi legati alla memoria delle migrazioni nel Mediterraneo: il cimitero di Cala Pisana, dove si trova l’area dedicata ai migranti morti durante le traversate, la Porta d’Europa e il Molo Favaloro. Al Molo Favaloro Leone XIV incontrerà alcuni migranti e benedirà la targa che intitolerà ufficialmente il molo a Papa Francesco. Alle 10.30 celebrerà la Messa, con l’effige della Madonna di Porto Salvo, protettrice dell’isola e dei naviganti. Ad accoglierlo ci saranno l’Arcivescovo di Agrigento Alessandro Damiano, il Sottosegretario Alfredo Mantovano, il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani, il prefetto Salvatore Caccamo, il Sindaco delle Pelagie Filippo Mannino e il Presidente del Libero consorzio Giuseppe Pendolino.
Il richiamo al luglio 2013 è inevitabile. Allora Bergoglio scelse Lampedusa come prima meta del pontificato e denunciò la “globalizzazione dell’indifferenza”. Leone XIV torna nello stesso luogo per legare memoria, preghiera e incontro. Lampedusa resta il confine dove l’Europa misura il rapporto tra sicurezza, accoglienza e responsabilità verso chi fugge da guerre, persecuzioni e miseria.
L’Unhcr soddisfatta
L’Unhcr accoglie con favore la visita. Anna Leer, rappresentante ad interim dell’Agenzia Onu per i Rifugiati per l’Italia, la Santa Sede, Malta e San Marino, ha detto ieri che la presenza del Papa manda un messaggio in una fase nella quale il dibattito globale sulle migrazioni si concentra spesso su confini e deterrenza più che su protezione e responsabilità condivisa. Anche Monsignor Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo e Presidente della Commissione Cei sulle Migrazioni, ha letto il viaggio in continuità con Francesco e ha richiamato le domande poste a Lampedusa tredici anni fa: “Dove sei Adamo, dove è tuo fratello, chi ha pianto per loro?”. Per Lorefice, mettere il migrante al centro significa riportare il Vangelo al centro dell’impegno della Chiesa.





