0
I lefebvriani sfidano Leone XIV: consacrati quattro vescovi

I lefebvriani sfidano Leone XIV: consacrati quattro vescovi

Nessun passo indietro dopo l’appello del Papa. A Écone il rito senza mandato pontificio rilancia lo scontro con la Santa Sede
giovedì, 2 Luglio 2026
2 minuti di lettura

L’ultimo tentativo di evitare lo strappo si è infranto ieri mattina davanti ai cancelli del seminario di Écone. L’appello di Leone XIV, affidato a una lettera dal tono accorato e diffuso appena ventiquattr’ore prima della cerimonia, non ha modificato la scelta della Fraternità Sacerdotale San Pio X. In Svizzera, nel luogo simbolo del tradizionalismo cattolico, sono stati consacrati quattro nuovi vescovi senza il mandato pontificio.

Una decisione destinata ad aprire una nuova fase di durissimo confronto con la Santa Sede e che, salvo sviluppi inattesi, porterà Roma a certificare un nuovo scisma. La frattura assume un valore che va oltre l’aspetto canonico.

A Écôone si è riproposta una scena che richiama inevitabilmente il 30 giugno 1988, quando Monsignor Marcel Lefebvre consacrò quattro vescovi sfidando Giovanni Paolo II. Anche allora tutto accadde nello stesso seminario. Anche allora la risposta della Chiesa fu la scomunica.

Quella censura venne revocata nel 2009 da Benedetto XVI, nella speranza di favorire un riavvicinamento che, nonostante anni di colloqui, non ha mai trovato uno sbocco definitivo.

La contrapposizione verso le riforme

La cerimonia di ieri rappresenta quindi il punto di arrivo di un lungo deterioramento dei rapporti tra il Vaticano e il movimento fondato nel 1970 da Lefebvre. La Fraternità continua a respingere le principali riforme introdotte dal Concilio Vaticano II, dalla nuova liturgia al dialogo ecumenico, fino all’apertura verso le altre religioni e alla lettura del rapporto tra Chiesa e società contemporanea. Questioni mai risolte che, con il nuovo atto compiuto a Écone, si trasformano in una rottura destinata ad avere conseguenze canoniche e istituzionali.

La richiesta e l’appello del Pontefice

Il Santo Padre aveva scelto di intervenire personalmente. Nella lettera inviata al Superiore generale, don Davide Pagliarani, il Pontefice aveva chiesto di rinunciare alle ordinazioni episcopalifacendo ben presente che un gesto di questo tipo avrebbe prodotto un “atto scismatico” con pesanti ricadute sulla vita sacramentale dei fedeli legati alla Fraternità.

Il Papa aveva invitato i responsabili del movimento a riflettere sul bene spirituale dei loro seguaci, sottolineando come la consacrazione senza mandato pontificio avrebbe compromesso la piena comunione ecclesiale.

L’appello è rimasto senza risposta. O, meglio, ha ricevuto una replica che ha confermato l’impostazione della Fraternità. Pagliarani ha ribadito la convinzione di operare “al servizio della Chiesa”, sostenendo che il movimento sarebbe chiamato a custodire la tradizione cattolica in una fase che considera di profonda crisi.

Nell’omelia pronunciata davanti ai fedeli ha parlato di una giornata “storica” e ha assicurato che la Fraternità sarebbe pronta a “pagare qualunque prezzo” pur di difendere quella che ritiene la vera identità della Chiesa. Ha escluso qualsiasi volontà di separarsi da Roma, ma ha anche ribadito la scelta di procedere senza alcun passo indietro, concludendo il suo intervento con una richiesta di benedizione rivolta al Pontefice.

Una folla per la celebrazione

I quattro sacerdoti consacrati sono l’Abate Pascal Schreiber, svizzero, l’Abate Michael Goldade, statunitense, e i francesi Michel Poinsinet de Sivry e Marc Hanappier. Il rito è stato celebrato da Monsignor Alfonso de Galarreta con l’assistenza di Monsignor Bernard Fellay, altra figura storica della Fraternità. Secondo gli organizzatori oltre 17mila persone hanno raggiunto Écone per assistere alla celebrazione.

Movimento in trasformazione

Anche il modo in cui l’evento è stato diffuso racconta una trasformazione del movimento. Se nel 1988 la vicenda rimase confinata alle cronache ecclesiastiche, questa volta la Fraternità ha trasmesso ogni momento attraverso i propri canali social.

La diretta su YouTube ha raggiunto fedeli in tutto il mondo e, durante la liturgia, sullo schermo è comparso anche un QR Code destinato alle offerte online, segno di un’organizzazione che, pur rivendicando una visione rigidamente tradizionale della Chiesa, utilizza con disinvoltura gli strumenti della comunicazione digitale. Ora lo sguardo si sposta a Roma.

La risposta ufficiale della Santa Sede potrebbe arrivare già nelle prossime ore. Secondo il Codice di diritto canonico, la consacrazione di un vescovo senza autorizzazione del Papa comporta la scomunica automatica sia per chi conferisce l’ordinazione sia per chi la riceve. Sarà il Vaticano a definire tempi e modalità della pronuncia, ma il gesto compiuto a Écone ha già riaperto una ferita che sembrava destinata a rimanere soltanto nella memoria della Chiesa del Novecento.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo modulo raccoglie il tuo nome, la tua email e il tuo messaggio in modo da permetterci di tenere traccia dei commenti sul nostro sito. Per inviare il tuo commento, accetta il trattamento dei dati personali mettendo una spunta nel apposito checkbox sotto:

Potrebbero interessarti

“Una pace negoziata è meglio di una guerra senza fine”

“Una pace negoziata è meglio di una guerra senza fine”.…

“Sicurezza alimentare centrale, cooperiamo con l’Africa”

Dal tema della sicurezza alimentare con il Ministro dellʼAgricoltura Francesco…