John Bolton, ex consigliere per la sicurezza nazionale di Donald Trump e oggi uno dei suoi critici più feroci, ha ammesso in tribunale di aver gestito in modo improprio informazioni classificate trattenute per la stesura di un libro. L’ex funzionario, inizialmente incriminato per 18 capi d’accusa, ha accettato un patteggiamento riconoscendo un singolo reato di detenzione illegale di materiale sensibile, tra cui appunti di diario contenenti informazioni sulla difesa nazionale, alcuni classificati come top secret. Bolton rischia fino a cinque anni di carcere e pagherà una multa di 2,25 milioni di dollari. Dovrà inoltre collaborare con i funzionari della sicurezza nazionale per chiarire quali documenti abbia trattenuto e svolgere 100 ore di servizio alla comunità.
La sentenza è attesa per il 28 ottobre. Secondo i procuratori, Bolton era pienamente consapevole delle procedure per la gestione delle informazioni classificate.. La difesa ha invece sostenuto che Bolton abbia agito come “un vero leader”, assumendosi la responsabilità per evitare un processo che avrebbe potuto esporre ulteriori informazioni sensibili. L’avvocato Abbe Lowell ha colto l’occasione per tracciare un parallelo con Trump, accusandolo di non aver mai riconosciuto le proprie responsabilità nella gestione dei documenti classificati.
Il caso contro Bolton arriva dopo altri procedimenti avviati contro figure critiche dell’attuale presidente, tra cui James Comey e Letitia James. Una fonte vicina all’accordo ha spiegato che l’ex ambasciatore temeva che un processo potesse portare alla divulgazione di ulteriori materiali riservati. L’indagine del Dipartimento di Giustizia, ora giunta a conclusione, conferma che parte di quelle informazioni non avrebbe mai dovuto lasciare i canali riservati.





