La riapertura dello Stretto di Hormuz resta parziale e contesa: ogni giorno viene autorizzato solo un numero limitato di navi, in coordinamento con la Marina dei Pasdaran e “a seconda delle condizioni”, dopo il blocco che Teheran attribuisce alle “azioni ostili” di Israele e alle presunte violazioni statunitensi del cessate il fuoco. Washington sostiene invece che l’intesa stia funzionando. Donald Trump ha scritto su Truth che lunedì da Hormuz sarebbero transitati “19 milioni di barili di petrolio”, “un record assoluto”, rivendicando il calo del greggio. Il Presidente Usa ha aggiunto che l’Iran avrebbe accettato “pienamente e completamente” ispezioni nucleari “al massimo livello” e “per sempre”. Per questo, ha spiegato, gli Stati Uniti avrebbero lasciato aperto lo Stretto e avviato lo sblocco di fondi iraniani in un conto di garanzia controllato da Washington, destinato ad alimenti e forniture mediche. Teheran respinge però i punti più sensibili. Il portavoce degli Esteri Esmaeil Baghaei ha escluso visite Aiea ai siti nucleari bombardati durante la guerra.
Il Presidente Masoud Pezeshkian ha avvertito che “l’efficacia dei colloqui dipende dal pieno impegno verso gli obblighi concordati”, mentre l’ambasciatore iraniano all’Onu a Ginevra, Ali Bahraini, ha ribadito che solo l’Iran deciderà come usare i beni scongelati. Anche il dossier missilistico, secondo Teheran, resta fuori dal negoziato. I colloqui tecnici si sono chiusi con gruppi di lavoro su nucleare, sanzioni, ricostruzione economica e monitoraggio dell’intesa. Ghalibaf ha annunciato per Hormuz una linea diretta e un centro di contatto in caso di controversie, mentre Iran e Oman hanno istituito un comitato congiunto sullo Stretto. La Cina ha accolto con favore il memorandum, ma ha chiesto di proseguire il dialogo, riconoscendo che il percorso sarà difficile. Qatar e Pakistan restano coinvolti nella cornice negoziale.
Libano, tregua in bilico
Il fronte libanese resta il banco di prova più immediato dell’accordo. A Washington si è aperto il nuovo round di colloqui tra Israele e Libano, con discussioni parallele sui binari diplomatico e militare. Secondo fonti statunitensi, il negoziato riguarda possibili “aree pilota” nel sud del Libano, da trasferire sotto controllo dell’esercito libanese con supervisione americana dopo un ritiro parziale israeliano. Sul terreno, però, la tregua resta fragile. Hezbollah ha accusato Israele di aver violato il cessate il fuoco sparando contro civili nel sud del Libano. Fonti libanesi hanno riferito di due morti vicino a Nabatieh, dove alcune persone stavano sgomberando una strada con un escavatore.
L’esercito israeliano ha sostenuto invece di aver colpito “terroristi armati” nella zona di sicurezza e altri quattro miliziani di Hezbollah “sotto copertura civile”. Nel governo israeliano prevale la linea dura. Il ministro Bezalel Smotrich ha escluso un ritiro dal Libano meridionale “finché Hezbollah esisterà”, mentre Itamar Ben Gvir ha detto che Israele può sfidare Trump “se necessario”. Benjamin Netanyahu ha ribadito: “Voglio l’autonomia negli armamenti. Con l’Iran non è ancora finita”. L’Italia si prepara intanto a un possibile ruolo nella fase successiva. Antonio Tajani ha detto che Roma è “assolutamente” pronta a contribuire in Libano qualora la tregua regga, anche in vista della scadenza della missione Unifil a fine anno. L’Alto rappresentante Ue Kaja Kallas, in visita presso gli interlocutori della Lega araba, ha insistito sulla necessità di trasformare l’attuale tregua in una pace duratura e ha richiamato il sostegno europeo alle Forze armate libanesi.
Gaza, scontro tra Onu e Israele
Resta aperto anche il dossier Gaza. La Commissione internazionale indipendente d’inchiesta dell’Onu ha accusato Israele di prendere deliberatamente di mira i bambini palestinesi, indicando questo elemento come parte dell’“intento genocida” nella Striscia. Secondo gli investigatori, le forze israeliane avrebbero colpito minori e aree residenziali durante le operazioni militari, in un quadro già segnato da nuovi raid e bombardamenti nei diversi governatorati dell’enclave. Israele ha respinto il rapporto come “propaganda oltraggiosa e diffamatoria”. La rappresentanza israeliana all’Onu di Ginevra ha accusato la Commissione di voler isolare e delegittimare lo Stato ebraico, ignorando i bambini israeliani uccisi o rapiti da Hamas e l’uso dei minori palestinesi come scudi umani. Lo scontro diplomatico conferma che, mentre la trattativa Usa Iran cerca di ridurre i fronti regionali, Gaza resta fuori da una vera prospettiva di deescalation.





