Migliaia di persone hanno marciato domenica per le strade di Praga per protestare contro la riforma del sistema di finanziamento dei media pubblici proposta dal governo guidato dal premier Andrej Babiš. Una riforma che, secondo i critici, ridurrebbe drasticamente le risorse di Czech Television e Czech Radio, aprendo la porta a un controllo politico più diretto. La manifestazione arriva alla vigilia dello sciopero annunciato dai lavoratori delle due emittenti, che manterranno comunque le trasmissioni in onda. Il governo, sostenuto dal partito populista ANO e da forze di destra e estrema destra, ha deciso di abolire il canone radiotelevisivo, principale fonte di finanziamento delle emittenti pubbliche, sostituendolo con fondi provenienti dal bilancio statale. Una scelta che, secondo gli oppositori, metterebbe a rischio l’indipendenza editoriale.
La partecipazione è stata alta nonostante la forte ondata di caldo che ha costretto gli organizzatori ad abbreviare il percorso. Migliaia di manifestanti hanno attraversato diversi quartieri diretti verso la sede della televisione pubblica, denunciando una riforma che riporterebbe i finanziamenti ai livelli del periodo 2008–2024, prima dell’aumento del canone introdotto nel 2025. Il taglio previsto sarebbe del 15%, con conseguenze pesanti: la direzione di Czech Television ha avvertito che potrebbero essere necessari 300–500 licenziamenti su un organico di 2.900 persone.
Il governo respinge le accuse, sostenendo che la riforma risponde alla volontà popolare e che l’indipendenza dei media non è in discussione. Ma negli ultimi anni l’esecutivo ha spesso attaccato sia la stampa pubblica sia quella privata, accusandole di parzialità. Per molti, la riforma rappresenta l’ultimo passo di una strategia volta a indebolire i controlli democratici.





