La crisi climatica sta ridisegnando l’infanzia su scala globale. Secondo un nuovo rapporto dell’UNICEF, metà dei bambini del pianeta è oggi esposta ad almeno tre rischi climatici simultanei — ondate di calore, tempeste, inondazioni, siccità — che minacciano salute, istruzione e sopravvivenza. Oltre un miliardo di minori affronta questi fenomeni in combinazione, spesso senza infrastrutture adeguate a proteggerli.
Un video diffuso dall’agenzia ONU mostra la brutalità quotidiana di questa realtà: in Papua Nuova Guinea, bambini costretti a nuotare in un fiume infestato dai coccodrilli per raggiungere la scuola, dopo che un ponte pedonale è stato distrutto dalle piogge nel 2012 e mai ricostruito. Il preside della scuola, Charlie Vali David, denuncia un impatto devastante: feriti, morti, malattie causate dall’acqua sporca e un divario educativo crescente, soprattutto per le bambine. La comunità non è riuscita a raccogliere fondi per ricostruire il ponte, mentre la crisi climatica rende le condizioni sempre più estreme.
Il rapporto dell’UNICEF evidenzia come strade, ponti e infrastrutture critiche siano sotto pressione in tutto il mondo. Quasi tutti i bambini, anche nei Paesi ricchi, sono esposti ad almeno un rischio climatico; 123.000 affrontano più di sei minacce nel corso della loro vita. Le regioni più colpite includono il Sahel, dove oltre 4 milioni di minori vivono la triplice combinazione di caldo estremo, ondate di calore e tempeste di sabbia. In Asia meridionale — Bangladesh, Myanmar, Pakistan — i bambini affrontano il numero più alto di rischi climatici al mondo.
E nemmeno l’Europa è immune: in Italia, più di 6 milioni di bambini sono esposti a ondate di calore prolungate e siccità. L’agenzia chiede ai governi di ridurre le emissioni, rafforzare i sistemi sanitari e scolastici e investire in infrastrutture resilienti.





