E alla fine il G7 di Evian, conclusosi ieri nel primo pomeriggio in terra di Francia, ha consegnato a Giorgia Meloni un messaggio che il Premier ha riassunto con una formula politica: “Quando l’Occidente sa restare unito, sa anche essere più forte, più credibile e più capace di dare risposte ai cittadini”. Lo ha scritto di suo pugno su X proprio al termine del vertice e lo ha portato in conferenza stampa, dentro una lettura che ha legato sicurezza, economia e tenuta democratica: “In un tempo complesso, lavorare insieme fa la differenza”. È il senso del confronto con gli alleati: non un rito, ma la ricerca di una linea comune mentre Medio Oriente e Ucraina premono sull’agenda. Resta una linea: coesione e prudenza. Il passaggio centrale riguarda l’Iran.

Meloni ha accolto con favore l’accordo tra Stati Uniti e Teheran: “È stato accolto da tutti positivamente” perché può diventare “un importante quadro di riferimento per la stabilità della regione nel suo complesso”. Roma ha scelto una linea di sostegno cauto. Il Presidente del Consiglio non ha escluso una missione nello Stretto di Hormuz, ma ne ha fissato i confini: “Non sappiamo se questa missione sarà necessaria domani”. Prima, ha aggiunto, bisognerà capire “come vanno questi 60 giorniù2 e poi decidere tempi e modalità. L’eventuale contributo italiano varrebbe solo “in uno scenario di pace”, dentro una missione “esclusivamente difensiva”e con “la necessaria autorizzazione del Parlamento”.
Il peso di Trump

Nel vertice ha pesato Donald Trump che ha difeso l’intesa con Teheran e ha respinto nuovi raid: “I leader mondiali sono entusiasti che abbiamo fatto un accordo con l’Iran, tutti quanti”, le parole del Presidente americano. Poi, con il consueto tono diretto, ha attaccato chi vorrebbe proseguire con i bombardamenti: “Non c’è una sola nazione che sia venuta da noi e abbia detto: ‘Per favore, signore, continui a sganciare bombe su di loro’”. Per il Tycoon “sono persone stupide a dirlo”. L’accordo, nelle sue parole, va “oltre gli obiettivi prefissati” e potrebbe essere firmato “forse domani (oggi, ndr) o il giorno successivo (domani, ndr)”. Il Presidente a stelle e strisce lo ha definito “uno dei più grandi eventi mai accaduti in Medio Oriente. L’Iran vuole firmare un accordo e si è comportato in modo molto appropriato”. I paletti sono netti: Teheran non dovrà arrivare all’arma nucleare e lo Stretto di Hormuz dovrà restare aperto. Se gli impegni salteranno, ha però aggiunto, Washington potrà colpire ancora. Ma il messaggio politico che arriva da Evian è diverso rispetto alla fase dei raid: per Trump “avremmo potuto sganciare bombe per settimane, mesi o anni” senza ottenere la riapertura stabile dello stretto.
Le crisi
La crisi regionale non si ferma all’Iran. Meloni ha parlato anche di Gaza e Libano, “scenari fondamentali” per la stabilità dell’area e ha quindi indicato l’obiettivo italiano: “Favorire soluzioni durature e strutturali che superino la logica delle tregue di breve periodo”. In questo percorso, ha aggiunto, “sarà fondamentale anche il ruolo di Israele”. Da Tel Aviv il Premier attende che “operi come attore positivo nel percorso di pace” e che il dibattito interno, segnato dalla campagna elettorale, non metta a rischio “il percorso faticoso che gli Stati Uniti hanno avviato”. In parallelo, l’Italia spinge sul rapporto tra G7 e Paesi del Golfo: “Sono partner imprescindibili” non solo per l’energia, ma anche per innovazione, tecnologia, sviluppo e stabilità.

Sull’Ucraina Meloni ha portato al tavolo il confronto con Volodymyr Zelensky: “Abbiamo passato in rassegna la situazione sul campo che è molto diversa da quella che vende la propaganda russa”. L’obiettivo resta un faccia a faccia tra Zelensky e Vladimir Putin, ma il Primo Ministro ha marcato la distanza tra Kiev e Mosca: il Presidente ucraino ha mostrato “un’attitudine sincera verso la soluzione del conflitto” mentre “nessun segnale serio in questo senso è arrivato da Mosca”. Sul possibile negoziatore europeo, il Premier evita scelte calate dall’alto: “È una materia che va sviluppata all’interno del Consiglio europeo”. E ha aggiunto che è meglio guardare alle “medie potenze dell’Unione europea” perché una figura legata a una grande potenza renderebbe l’accordo “molto difficile”.
Meloni e Trump

Nel corso della conferenza di ieri Meloni ha respinto anche le letture più leggere del suo rapporto con Trump: “Smentisco le ricostruzioni di ‘ridi e scherza”. La battuta può esserci, ha ammesso, “in attesa che inizi qualcosa”, ma i colloqui hanno toccato “temi seri, dalla questione iraniana all’Ucraina”. Con il Presidente americano e con gli altri leader “c’è stato un clima molto positivo e molta convergenza nei contenuti”.
Politica interna
La parte finale della conferenza stampa ha portato il vertice dentro la politica italiana. Sui rimpatri Meloni ha rivendicato il voto del Parlamento europeo: “L’Italia ha ottenuto un grande successo in Europa”. Il nuovo regolamento “un provvedimento storico”perché consente di rimpatriare più rapidamente chi non ha titolo a restare nell’Unione e introduce la possibilità di centri nei Paesi terzi, sulla strada aperta dal protocollo con l’Albania. Sul risiko bancario, invece, ha chiarito: “Non ho parlato con Merz di Commerzbank”. Il governo, ha sottolineato, “non è parte in causa”, perché la quota pubblica in Mps è ormai inferiore al 5 per cento. Resta però la soddisfazione per il percorso della banca senese: “Era un problema per l’Italia” ed è diventata “un gioiello”.

Sul divieto di social ai minori il Premier ha tenuto una linea prudente: “Non sono contraria al divieto, ma non sono neanche convinta che questa risposta da sola sia risolutiva”. Il rischio, per il Presidente, è che la misura venga aggirata e che il peso ricada sulle famiglie: “La questione va messa in capo alle piattaforme” perché hanno responsabilità dirette. Sul femminicidio Meloni taglia corto: “Quello che penso l’ho dimostrato con una legge che questo governo ha fatto”.
Solo alla fine arriva Roberto Vannacci: “È un tema che non mi sono posta” ha spiegato Meloni sull’ipotesi di un’alleanza e su questo ha ricordato che il Generale ha già escluso l’intesa con il Centrodestra e ha collegato quella scelta ai voti contrari alla fiducia: “Quando si vota cinque volte contro la fiducia al primo governo della storia guidato da una persona di Destra, non si vuole dare una mano. Anzi vedo una certa funzionalità per la Sinistra in questo”.





