Per la prima volta in cinque anni, la Germania torna a perdere popolazione. I dati ufficiali diffusi dall’Ufficio federale di statistica mostrano che nel 2025 il Paese ha registrato un calo di circa 110.000 residenti, riportando il totale a 83,5 milioni. Un arretramento dello 0,1% che non sorprende gli analisti, ma che segna comunque un passaggio simbolico: l’equilibrio demografico tedesco, già fragile, entra in una fase nuova.
Il decremento naturale continua ad ampliarsi, con 352.000 decessi in più rispetto alle nascite, mentre il saldo migratorio — per anni il vero motore della crescita — rallenta bruscamente, scendendo a 235.000 nuovi arrivi contro i 430.000 dell’anno precedente. Troppo pochi per compensare l’invecchiamento della popolazione e i tassi di natalità persistentemente bassi. Anche la componente straniera, che negli ultimi anni aveva sostenuto la dinamica demografica, cresce appena di 39.000 unità, raggiungendo i 12,4 milioni: uno degli incrementi più modesti dell’ultimo decennio.
Le comunità più numerose restano quelle turca, ucraina, siriana, romena e polacca, ma nessun gruppo registra aumenti significativi. Il quadro che emerge è quello di un Paese che vede restringersi la propria base demografica mentre aumenta la pressione sul mercato del lavoro, sul sistema sanitario e sul welfare. La Germania, che per anni ha fatto affidamento sull’immigrazione per sostenere la propria forza economica, scopre ora che quel meccanismo non è più sufficiente. E la domanda che si apre è quanto a lungo potrà reggere un modello che richiede più lavoratori di quanti la società riesca a generare.





