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Usa e Iran verso la firma, ma Hormuz e Libano restano fronti aperti

Usa e Iran verso la firma, ma Hormuz e Libano restano fronti aperti

sabato, 13 Giugno 2026
2 minuti di lettura

L’accordo tra Stati Uniti e Iran potrebbe essere siglato nei prossimi giorni, forse già domenica a Ginevra, alla presenza del vicepresidente americano J.D. Vance e del presidente del Parlamento iraniano Mohammad Ghalibaf. Il Pakistan, che rivendica un ruolo di mediazione, parla di testo concordato. Un alto funzionario dell’amministrazione americana ha detto al New York Times che la fiducia sulla firma è salita dal 75 all’80-85%, pur precisando che l’intesa “non è affatto conclusa”. La tensione militare resta però alta eTeheran non esclude una firma da remoto. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha confermato che il memorandum “non è mai stato così vicino”, ma ha frenato sulle indiscrezioni, ricordando che il testo non è ancora finalizzato.

Le Nazioni Unite evitano per ora commenti diretti sull’accordo Usa-Iran. Dujarric ha spiegato che, vista la delicatezza della situazione, Antonio Guterres preferisce non entrare nel merito, ma ha aggiunto che l’Onu è “incoraggiata dal tono generale” delle ultime dichiarazioni.

Uranio arricchito

Il nodo principale resta il materiale nucleare iraniano. Washington chiede la distruzione o la rimozione delle scorte di uranio arricchito, mentre Teheran propone di diluirle sul proprio territorio. “La nostra posizione è sempre stata che l’unico modo per gestire le scorte di materiale arricchito è diluirle in Iran”, ha detto Araghchi alla televisione di Stato. Riportare l’uranio dal 60 per cento sotto il 5 per cento lo allontanerebbe dalla soglia del 90 per cento necessaria per un ordigno nucleare.

Secondo la Cnn, l’Iran avrebbe rafforzato le misure di protezione delle scorte, facendo crollare tunnel e collocando mine agli ingressi di alcuni siti, nel timore di un’operazione americana. La maggior parte del materiale, secondo fonti d’intelligence citate dall’emittente, sarebbe nei tunnel del complesso nucleare di Isfahan; altre quantità sarebbero distribuite altrove.

Il Pentagono valuta piani di contingenza se l’accordo verrà raggiunto. Secondo Cbs News, le discussioni riguardano un possibile sostegno militare al Dipartimento dell’Energia per localizzare e mettere sotto controllo l’uranio altamente arricchito. In uno degli scenari, squadre specializzate potrebbero essere dispiegate nella regione e poi incaricate di entrare in Iran con le agenzie federali.

Trump pressa Netanyahu

La Casa Bianca lavora anche sul fronte israeliano. Israele non è parte dell’intesa e resta contrario a qualsiasi margine lasciato a Teheran sul programma nucleare e sulla sua proiezione regionale. Donald Trump ha telefonato giovedì sera a Benjamin Netanyahu per informarlo che intende firmare l’accordo con l’Iran entro pochi giorni. “Questo è l’accordo. È un ottimo accordo, ed è ora di porre fine a questa guerra”, avrebbe detto il Presidente americano al Premier israeliano, secondo un alto funzionario statunitense citato dal giornalista Barak Ravid.

Il ministro della Difesa Israel Katz ha ribadito che Israele non si ritirerà dalle zone di sicurezza in Libano, Siria e Gaza. La posizione israeliana può complicare il quadro, soprattutto perché il memorandum dovrebbe incidere anche sulla stabilizzazione del fronte libanese.

Droni su Hormuz e raid in Libano

Sul fronte, il Centcom ha annunciato l’abbattimento di diversi droni iraniani diretti contro navi commerciali nello Stretto di Hormuz. Secondo il Comando centrale statunitense, il traffico marittimo non è stato interrotto e il corridoio resta aperto. Nella stessa area, media iraniani hanno riferito di esplosioni vicino al porto di Sirik e all’isola di Qeshm, definite “colpi di avvertimento”.

Resta instabile anche il fronte libanese. L’agenzia nazionale Nna ha riferito che Ali Badie, sindaco di Al Rayhan, è stato ucciso in un raid aereo israeliano nel sud del Libano. Gli attacchi sono arrivati dopo un ordine di evacuazione dell’esercito israeliano per venti località, inclusa Nabatieh. Raid sono stati segnalati anche nei villaggi di Rihan e Sujud.

Nella Striscia di Gaza, l’Onu denuncia nuove vittime civili nonostante il cessate il fuoco formalmente in vigore da mesi. Il portavoce del segretario generale, Stéphane Dujarric, ha ricordato che civili, operatori umanitari e infrastrutture civili “devono essere sempre protetti” dal diritto internazionale umanitario.

Redazione

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“La Discussione” è una testata giornalistica italiana fondata nel 1953 da Alcide De Gasperi, uno dei padri fondatori dell’Italia moderna e leader di spicco nella storia politica del nostro paese.

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