La trasparenza salariale “non va letta come un adempimento amministrativo aggiuntivo, ma come uno strumento che migliora la qualità delle organizzazioni e rafforza la fiducia nei luoghi di lavoro”. È quanto sostiene Vincenzo Caridi, Capo Dipartimento per le Politiche del lavoro, previdenziali, assicurative e per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro, nell’approfondimento pubblicato oggi sul Sole24ore.
“Il decreto recepisce una direttiva europea importante perché interviene su uno dei fattori che più influenzano la percezione di equità all’interno delle imprese. Quando le regole sono chiare e i criteri retributivi sono comprensibili, diminuiscono le asimmetrie informative e aumenta la capacità delle organizzazioni di valorizzare il merito”, sostiene Caridi che sottolinea come il sistema sia stato costruito con gradualità: “Gli obblighi di comunicazione scatteranno progressivamente e riguarderanno inizialmente le imprese di maggiori dimensioni. È una scelta che tiene conto della sostenibilità degli adempimenti e della necessità di accompagnare il cambiamento senza creare effetti distorsivi”.
Per il Capo Dipartimento, la misura si inserisce in una traiettoria più ampia: “Negli ultimi mesi il legislatore è intervenuto sul salario minimo contrattuale, sulla salute e sicurezza, sul lavoro nelle piattaforme digitali. Sono interventi diversi, ma accomunati dalla stessa idea di fondo: rafforzare la qualità del lavoro attraverso regole che rendano più trasparenti i rapporti economici e professionali”.
“La competitività delle imprese e la tutela dei lavoratori non sono obiettivi alternativi – conclude Caridi –. Al contrario, la capacità di attrarre competenze, trattenere talenti e costruire organizzazioni solide passa sempre più dalla credibilità e dall’equità percepita all’interno dei luoghi di lavoro”.





