La scoperta di otto corpi abbandonati in sacchi di plastica, accompagnati da un biglietto minaccioso, ha scosso ancora una volta l’Ecuador, già travolto da un’escalation di violenza legata ai cartelli della droga. I cadaveri sono stati rinvenuti all’alba lungo una strada sterrata nella provincia di Los Ríos, una delle aree più contese dalle organizzazioni criminali che si disputano le rotte verso il Pacifico.
Secondo le prime informazioni diffuse dalle autorità — confermate anche da fonti citate da CBS News — i corpi presentavano segni di tortura e sarebbero stati uccisi altrove, per poi essere trasportati sul luogo del ritrovamento. Accanto ai sacchi, gli investigatori hanno trovato un messaggio intimidatorio, attribuito a una delle bande che operano nella regione, interpretato come un avvertimento ai gruppi rivali e alle comunità locali.
La polizia ha isolato l’area e avviato un’operazione congiunta con l’unità investigativa antinarcotici. Gli inquirenti ritengono che il massacro sia collegato alla guerra interna tra le principali gang ecuadoriane, molte delle quali hanno strette alleanze con cartelli messicani e colombiani. Negli ultimi mesi, Los Ríos è diventata un epicentro di sequestri, esecuzioni e attacchi armati, mentre il governo tenta di ristabilire il controllo con operazioni militari mirate.
Il presidente Daniel Noboa, che ha dichiarato lo “stato di conflitto armato interno” contro le organizzazioni criminali, ha condannato l’episodio definendolo “un atto di terrorismo narco” e ha promesso un rafforzamento della presenza delle forze armate nella zona. Ma gli analisti avvertono che la violenza potrebbe intensificarsi ulteriormente, poiché i gruppi criminali cercano di riaffermare il proprio dominio in un Paese diventato snodo cruciale per il traffico di cocaina verso gli Stati Uniti e l’Europa.
La comunità locale, già provata da mesi di paura, chiede protezione immediata. “Viviamo come ostaggi”, ha dichiarato un residente ai media locali.





