Un’esplosione devastante in una miniera di carbone della provincia cinese dello Shanxi ha causato la morte di almeno 90 lavoratori, segnando il peggior disastro minerario nel Paese dal 2009. L’incidente, avvenuto durante il turno notturno, ha colpito una delle gallerie principali, intrappolando decine di minatori a centinaia di metri di profondità.
Le autorità locali hanno confermato che le operazioni di soccorso sono state ostacolate dal crollo di più sezioni interne e dall’elevata concentrazione di gas, che ha reso estremamente pericoloso l’accesso ai soccorritori.
La Cina, pur avendo ridotto significativamente il numero di incidenti negli ultimi anni grazie a controlli più severi, continua a registrare episodi mortali nelle miniere di carbone, spesso legati a violazioni delle norme di sicurezza o a impianti obsoleti. Secondo i media statali, la miniera coinvolta aveva già ricevuto richiami per irregolarità operative, anche se non è ancora chiaro se tali criticità abbiano contribuito all’esplosione.
Il governo centrale ha inviato una squadra investigativa per accertare le cause del disastro e verificare eventuali responsabilità. Nel frattempo, Pechino ha ordinato ispezioni straordinarie in tutte le miniere della regione, temendo che l’incidente possa rivelare falle sistemiche nella gestione della sicurezza.
Le famiglie delle vittime si sono radunate all’ingresso del sito, in attesa di notizie sui dispersi, mentre sui social cinesi cresce l’indignazione per una tragedia percepita come evitabile. Organizzazioni indipendenti ricordano che, nonostante i progressi, la pressione economica sulle miniere più piccole e la domanda energetica ancora elevata continuano a mettere a rischio la vita dei lavoratori.





