Un tribunale di Ankara ha ordinato la destituzione dell’intera leadership del CHP, il principale partito di opposizione turco, scatenando proteste in diverse città e un’ondata di accuse di interferenza politica sul sistema giudiziario. La decisione, confermata da fonti giudiziarie e riportata dai principali media turchi, riguarda presunte irregolarità procedurali nel congresso interno che aveva portato all’elezione dell’attuale direzione. Il provvedimento sospende di fatto la guida del partito e impone la nomina di un comitato provvisorio.
Il CHP ha definito la sentenza “un attacco diretto al pluralismo politico”, sostenendo che il tribunale abbia agito su pressione del governo. Migliaia di sostenitori si sono radunati davanti alla sede del partito a Istanbul e Ankara, denunciando un tentativo di “neutralizzare l’opposizione” in vista delle prossime scadenze elettorali. La polizia ha disperso alcuni cortei con gas lacrimogeni, mentre diversi deputati del CHP hanno accusato il ministero dell’Interno di voler “criminalizzare il dissenso”.
Secondo analisti citati da Reuters e Al‑Monitor, la decisione rappresenta un precedente delicato: mai prima d’ora un tribunale aveva rimosso l’intera leadership di un partito parlamentare senza un procedimento penale formale. Il governo ha respinto le accuse di ingerenza, sostenendo che si tratta di “una questione puramente amministrativa” e che la magistratura “agisce in piena indipendenza”.
La crisi arriva in un momento di forte polarizzazione politica. Il CHP, reduce da un cambio di leadership e da un tentativo di rinnovamento interno, accusa l’esecutivo di voler sfruttare la magistratura per indebolire l’opposizione. Organizzazioni per i diritti civili, tra cui Human Rights Watch e l’Associazione degli Avvocati di Ankara, hanno espresso preoccupazione per “l’uso crescente dei tribunali come strumenti di controllo politico”. Il partito ha annunciato ricorso immediato e convocato una mobilitazione nazionale.


