Vladimir Putin è arrivato a Pechino per una visita di Stato di due giorni da Xi Jinping, pochi giorni dopo il viaggio di Donald Trump in Cina, in una fase in cui Pechino resta al centro del confronto tra Mosca e Washington. Per il presidente russo è la venticinquesima visita nel Paese. Alla vigilia dell’incontro, Putin ha detto che Mosca e Pechino sono pronte a sostenersi “sulle questioni fondamentali”, dalla sovranità all’unità nazionale, e ha parlato di un rapporto “senza precedenti” per fiducia e comprensione reciproca. Il Cremlino punta a nuovi accordi economici, energetici e politici. Sul tavolo resta anche il gasdotto Power of Siberia 2, destinato ad aumentare le forniture russe alla Cina.
Il vertice si apre mentre Mosca avvia tre giorni di esercitazioni nucleari, dal 19 al 21 maggio, sulla “preparazione e l’impiego delle forze nucleari in caso di minaccia di aggressione”. Secondo Reuters, le manovre coinvolgono 64mila militari e 7.800 mezzi e prevedono lanci di missili balistici e da crociera. Seguono quelle annunciate dalla Bielorussia con armi nucleari tattiche russe, mentre il Consiglio di sicurezza dell’Onu torna a discutere della guerra in Ucraina.
Intanto sul piano diplomatico, il portavoce del Cremlino ha ammesso che “il processo di pace è ora in pausa” e ha detto che Mosca attende la ripresa degli sforzi di mediazione americani. Zelensky da parte sua ha indicato tra le priorità il rilancio dei rapporti con Budapest, l’apertura dei capitoli negoziali per l’adesione all’Ue e una presenza europea nel negoziato con Mosca. “Ci aspettiamo un’Europa forte”, ha detto.
In questo quadro, a rendere più delicata la visita in Cina è la rivelazione, attribuita da Reuters a tre agenzie di intelligence europee, secondo cui le forze armate cinesi avrebbero addestrato in segreto circa 200 militari russi alla fine del 2025. Alcuni sarebbero poi stati schierati in Ucraina. L’addestramento si sarebbe svolto in Cina sulla base di un accordo firmato il 2 luglio 2025 da alti ufficiali dei due Paesi.
Raid russi e droni ucraini
Sul terreno l’escalation continua. La Russia ha lanciato nelle ultime 48 ore almeno 524 droni e 22 missili balistici e da crociera. Gli attacchi hanno colpito soprattutto Dnipro e la regione di Dnipropetrovsk per oltre sei ore. Danni anche a Odessa, Kherson, Zaporizhzhia e Chernihiv. Nelle ultime ventiquattro ore, secondo le autorità regionali ucraine, i raid hanno provocato almeno 6 morti e oltre 30 feriti.
A Kharkiv, nel distretto di Novobavarskyi, droni russi hanno incendiato case private. Il sindaco Ihor Terekhov ha riferito di due persone tratte in salvo, almeno dieci edifici danneggiati e ricerche ancora in corso sotto le macerie. Nella regione di Sumy, la procura locale ha denunciato due morti e due feriti in un attacco contro infrastrutture civili nella comunità di Hlukhiv.
Kiev ha risposto con attacchi contro obiettivi energetici in Russia: una raffineria Lukoil nella regione di Nizhny Novgorod e una stazione di pompaggio nella regione di Yaroslavl. Il governatore Mikhail Yevraev ha confermato un attacco di droni contro una struttura industriale e il blocco temporaneo del traffico in uscita da Yaroslavl verso Mosca. Le difese russe hanno riferito di avere neutralizzato anche droni diretti verso la capitale.
Drone nei cieli estoni
La tensione ha raggiunto anche i Paesi baltici. Un F 16 rumeno della missione Nato di pattugliamento aereo ha abbattuto ieri un drone nello spazio aereo estone, ritenuto probabilmente di origine ucraina. La Lettonia ha diramato un allarme dopo l’ingresso di un drone nel proprio spazio aereo e ha invitato i residenti nelle aree vicine al confine russo a restare in casa. Kiev ha respinto le accuse di Mosca su presunti attacchi preparati dal territorio lettone. “L’Ucraina non utilizza il territorio o lo spazio aereo della Lettonia nelle sue operazioni contro la Russia e non intende farlo”, ha scritto su X il portavoce del ministero degli Esteri Heorhii Tykhyi.
Proroga USA sul petrolio russo
Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha concesso una proroga di 30 giorni ai Paesi che devono importare petrolio russo già caricato su petroliere in mare. La decisione, legata alle carenze di offerta causate dalla guerra in Iran e dalle tensioni nello Stretto di Hormuz, segna un nuovo aggiustamento rispetto alla linea annunciata sulle sanzioni. Bessent ha sostenuto che la proroga aiuterà i Paesi più poveri e limiterà la capacità della Cina di accumulare greggio russo scontato. Resta il rischio politico: ogni deroga sul petrolio russo può offrire a Mosca nuove entrate mentre la guerra continua.
Zaporizhzhia “punto di non ritorno”
Resta fragile anche il fronte nucleare civile. Il capo di Rosatom, Alexei Likhachev, ha detto che la situazione intorno alla centrale di Zaporizhzhia, occupata dalla Russia, si sta avvicinando al “punto di non ritorno”. Secondo la direzione filorussa dell’impianto, gli ultimi attacchi non hanno provocato feriti né danni alle strutture principali.





