Il primo ministro britannico Keir Starmer sta valutando misure più severe per regolamentare le marce pro‑Palestina che da mesi attraversano le principali città del Regno Unito, alimentando un acceso dibattito sulla libertà di espressione e sulla sicurezza pubblica. Secondo fonti governative, Downing Street starebbe esaminando nuove linee guida per la polizia, con l’obiettivo di limitare le manifestazioni considerate ad alto rischio e di introdurre criteri più rigidi per l’autorizzazione dei cortei.
La questione è diventata centrale dopo una serie di proteste particolarmente partecipate a Londra, Manchester e Glasgow, durante le quali si sono verificati episodi isolati di tensione e arresti per disordini. Starmer, che ha ribadito il diritto a manifestare pacificamente, si trova però sotto pressione da parte di alcuni deputati del suo stesso partito e da settori dell’opinione pubblica che chiedono un approccio più deciso, sostenendo che alcune marce avrebbero assunto toni intimidatori o divisivi. Allo stesso tempo, associazioni per i diritti civili e gruppi pro‑Palestina accusano il governo di voler restringere spazi democratici fondamentali, denunciando il rischio di criminalizzare il dissenso politico in un momento di forte sensibilità internazionale.
La polizia metropolitana ha segnalato un aumento significativo del numero di manifestazioni legate al conflitto in Medio Oriente, con un impatto crescente sulle risorse operative e sulla gestione dell’ordine pubblico. Tra le ipotesi allo studio figurano limiti più stringenti sui percorsi, controlli preventivi più approfonditi e la possibilità di vietare eventi ritenuti potenzialmente pericolosi. Gli analisti osservano che la posizione di Starmer è particolarmente delicata: da un lato deve rispondere alle preoccupazioni sulla sicurezza, dall’altro evitare di alimentare accuse di repressione politica.





