Si è concluso il primo incontro tra Aran e le organizzazioni sindacali dei medici e dirigenti sanitari, segnando l’avvio ufficiale delle trattative per il rinnovo del Contratto collettivo nazionale di lavoro 2025-2027 dell’area sanità.“La riunione si è svolta in un clima cordiale e costruttivo”, evidenzia Guido Quici, presidente della Federazione Cimo-Fesmed, “ma abbiamo espresso forti perplessità sull’atto di indirizzo emanato dalle Regioni, che riteniamo particolarmente insidioso”..
No agli arretramenti delle conquiste
Secondo il sindacato, il riferimento alle persistenti difficoltà nella copertura dei fabbisogni di personale non può tradursi in un arretramento rispetto alle conquiste degli ultimi anni, in particolare su orario di lavoro, attività fuori sede e pronta disponibilità. “Per far fronte alle difficoltà di assumere personale non si possono peggiorare le condizioni dei dipendenti aumentandone i carichi di lavoro”, osserva Quici.
Contratto da migliorare
Il presidente della Confederazione dei medici ospedalieri sottolinea la necessità di proseguire nel solco delle precedenti trattative: “Il contratto va migliorato, non certo peggiorato. In caso contrario si rischia di aggravare ulteriormente la fuga di medici e dirigenti sanitari dalla sanità pubblica”. Da qui la richiesta all’Aran di trasmettere una prima bozza di articolato, per avviare un confronto concreto sui contenuti.
Professione, affidamento e tutoraggio
Tra i temi sollevati dal sindacato anche la revisione della disciplina della libera professione e l’obbligatorietà dell’affidamento degli incarichi per tutti i dirigenti, anche nei casi in cui le aziende non abbiano ancora provveduto alla loro individuazione. Cimo-Fesmed inoltre sottolinea che le attività di tutoraggio svolte dai dirigenti medici e sanitari dovrebbero essere remunerate con fondi aziendali, in particolare quelli destinati alla formazione.
Garantire applicazione corretta
Altro punto ritenuto centrale è la necessità di definizioni contrattuali chiare e univoche, per evitare interpretazioni difformi e garantire un’applicazione uniforme su tutto il territorio nazionale. Sul tavolo anche il tema della rappresentatività, con la proposta di introdurre il requisito del 51% a livello aziendale per la sottoscrizione dei contratti decentrati.
Risorse economiche da adeguare
Sul piano economico, il sindacato evidenzia criticità rilevanti: ”Finché si resterà vincolati alle risorse stanziate per la funzione pubblica sarà impossibile valorizzare adeguatamente i professionisti”, ha spiegato Quici, chiedendo chiarimenti anche sui fondi destinati al welfare, ritenuti attualmente insufficienti.
Retribuzioni dirigenti e medici
Infine, la valorizzazione della dirigenza sanitaria: “Condividiamo l’esigenza di un riconoscimento maggiore, ma non riteniamo che ciò possa avvenire attraverso i fondi contrattuali”, osserva infine il presidente Quici, “Per avvicinare le retribuzioni dei dirigenti sanitari a quelle dei medici è necessario un intervento dello Stato con risorse extracontrattuali dedicate. Su questo punto la nostra posizione è ferma e non negoziabile”.





