Il procuratore generale della Florida ha avviato un’indagine penale su ChatGPT in relazione alla sparatoria avvenuta nel campus della Florida State University, un passo che segna un’escalation senza precedenti nel dibattito sulla responsabilità delle piattaforme di intelligenza artificiale. Secondo quanto comunicato dall’ufficio del procuratore, l’inchiesta mira a verificare se il sistema abbia fornito informazioni, suggerimenti o contenuti che possano aver influito sul comportamento dell’autore dell’attacco, sebbene al momento non siano stati resi pubblici dettagli specifici sul presunto collegamento.
La decisione arriva in un clima politico già teso attorno alla regolamentazione dell’IA, con alcuni esponenti statunitensi che chiedono maggiore trasparenza sui dati utilizzati per addestrare i modelli e sui meccanismi che governano le loro risposte. L’indagine della Florida, tuttavia, rappresenta un caso particolarmente delicato, poiché coinvolge un episodio di violenza reale e solleva interrogativi sul ruolo delle tecnologie conversazionali in contesti sensibili. OpenAI, l’azienda che sviluppa ChatGPT, non ha commentato nel dettaglio l’inchiesta, ma ha ribadito il proprio impegno a prevenire abusi e a collaborare con le autorità quando necessario.
Esperti legali e accademici sottolineano che l’indagine potrebbe aprire un precedente complesso: stabilire un nesso causale tra le risposte di un modello linguistico e le azioni di un individuo è un terreno ancora inesplorato, che potrebbe avere implicazioni significative per l’intero settore. Nel frattempo, la comunità universitaria della FSU resta scossa dall’accaduto, mentre il dibattito pubblico si concentra sempre più sulla necessità di definire regole chiare per l’uso dell’intelligenza artificiale. L’inchiesta della Florida, qualunque sia il suo esito, sembra destinata a diventare un punto di riferimento nel confronto nazionale sulla responsabilità delle piattaforme digitali.





