Donald Trump sostiene che la guerra con l’Iran sia “molto vicina alla fine” e indica come “più che possibile” un accordo entro la fine di aprile, lasciando intendere l’apertura a breve di un nuovo round di colloqui con la mediazione del Pakistan.
Da Teheran, Masoud Pezeshkian conferma l’apertura al dialogo: la Repubblica islamica “non cerca la guerra o l’instabilità” e resta favorevole a un confronto costruttivo con gli Stati Uniti. Avverte però che “qualsiasi tentativo di imporre la propria volontà o di costringere il Paese alla sottomissione è destinato al fallimento”.
Sul terreno il Pentagono prepara un nuovo rafforzamento militare. Secondo il Washington Post, gli Stati Uniti invieranno nei prossimi giorni circa 10 mila militari aggiuntivi: circa 6 mila a bordo della portaerei USS George H.W. Bush e delle unità di scorta, oltre a 4.200 uomini del Boxer Amphibious Ready Group e dell’11th Marine Expeditionary Unit, attesi entro fine mese. Il dispiegamento accompagna la strategia di massima pressione su Teheran e mantiene aperta l’opzione di una nuova escalation se la tregua dovesse saltare.
Il nodo centrale resta il dossier nucleare. Trump avrebbe respinto la proposta iraniana sull’arricchimento dell’uranio, mentre da Pechino Sergei Lavrov ha ribadito che l’arricchimento a fini pacifici è un “diritto inalienabile” di Teheran. Il direttore generale dell’Aiea Rafael Grossi ha avvertito da Seoul che un eventuale accordo potrà reggere solo con meccanismi di verifica “molto dettagliati” e una presenza effettiva degli ispettori internazionali: senza controlli rigorosi, ha detto, ci sarebbe solo “l’illusione di un’intesa”.
Blocco di Hormuz
Il blocco nello Stretto di Hormuz, secondo la versione americana, continua a funzionare. Il Wall Street Journal, citato da media italiani, riferisce che otto petroliere hanno obbedito all’ordine delle forze Usa di invertire la rotta, mentre oltre venti navi mercantili hanno attraversato recentemente lo stretto. Il Centcom sostiene di aver “completamente attuato” il blocco dei porti iraniani e di detenere la superiorità marittima nell’area. I colloqui possono ripartire, ma il controllo del traffico resta nelle mani della Marina statunitense.
Diplomazia
Sul piano diplomatico, Antonio Costa, dopo l’incontro con Mohammed bin Salman, ha chiesto a Stati Uniti e Iran di impegnarsi “in buona fede” per un accordo globale e sostenibile, ribadendo che la diplomazia è l’unica via per una pace duratura. In Francia, Emmanuel Macron ha convocato un Consiglio di difesa e sicurezza nazionale sulla crisi mediorientale, mentre Parigi e Londra lavorano a una conferenza dei Paesi “non belligeranti” per discutere una missione distinta da quella americana e orientata alla riapertura dello Stretto.
Fronte regionale
Sul fronte regionale il conflitto continua a produrre effetti collaterali. Washington collega il dossier iraniano a Libano e Gaza: Marco Rubio ha discusso con il ministro degli Esteri egiziano Badr Abdelatty sia del cessate il fuoco con Teheran sia degli sforzi per il disarmo di Hamas. In Libano proseguono i raid israeliani: media locali riferiscono nuove vittime nel sud del Paese e un attacco contro un’auto a Saadiyat, a sud di Beirut. Mentre Trump parla di guerra quasi finita, la tregua resta fragile e i combattimenti proseguono su più fronti.





