Alla vigilia dei colloqui di Ginevra tra emissari americani e ucraini, il presidente Volodymyr Zelensky ha denunciato il lancio russo di 420 droni e 39 missili contro diverse città. A Kiev le esplosioni sono state avvertite in più quartieri. L’amministrazione militare ha riferito di un attacco combinato con droni e missili balistici, incendi in aree residenziali e danni a edifici civili. Colpite anche Kharkiv e Zaporizhzhia, con feriti e centinaia di abitazioni senza riscaldamento. Le difese aeree sono rimaste operative per ore. Secondo Kiev, parte dei raid ha preso di mira infrastrutture energetiche e nodi logistici, in un sistema elettrico già provato da mesi di bombardamenti. Prosegue uno dei pochi canali tecnici tra le parti: lo scambio di salme. Mosca ha consegnato a Kiev i resti di mille soldati ucraini, ricevendo in cambio i corpi di 35 militari russi. In Russia, l’Fsb ha annunciato di aver sventato a San Pietroburgo un attentato contro un alto ufficiale del ministero della Difesa: due cittadini russi, in contatto con referenti ucraini via Telegram, avrebbero piazzato un ordigno sotto la sua auto, poi disinnescato.
Colloqui a Ginevra
Le delegazioni di Kiev e Washington si sono incontrate in Svizzera per discutere di ricostruzione e negoziato. Kiev punta ad attrarre centinaia di miliardi di dollari, a fronte di costi stimati oltre i 500 miliardi. Dopo una telefonata tra Zelensky e il presidente americano, si lavora a un formato trilaterale con Mosca a inizio marzo. Kiev esclude cessioni territoriali; la Russia chiede il riconoscimento delle aree occupate. Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha ribadito che Mosca non ha “alcuna scadenza” per la fine della guerra, parlando di “compiti da portare a termine”. Dmitry Peskov ha indicato la “retorica nucleare” come fattore da considerare nei colloqui. Il segretario di Stato Marco Rubio ha avvertito che la pazienza americana “non è infinita”, pur segnalando progressi sui dossier aperti. Il segretario generale della Nato Mark Rutte ha assicurato che gli Stati Uniti restano “completamente impegnati” nell’Alleanza e nell’articolo 5, chiedendo agli europei di aumentare la spesa militare di fronte alla “minaccia a lungo termine rappresentata dalla Russia”.
Accuse nucleari e risposta europea
Mosca ha accusato Francia e Regno Unito di voler facilitare l’accesso dell’Ucraina ad armamenti nucleari o a una “bomba sporca”. Parigi ha respinto le accuse come disinformazione, richiamando il rispetto del Trattato di non proliferazione; Pechino ha ribadito che “una guerra nucleare non deve essere combattuta”. Nel documento ProtectEU l’Unione europea segnala un aumento di sabotaggi e minacce ibride attribuite alla Russia. Il ministro polacco Radoslaw Sikorski ha affermato che in Ucraina si decide l’equilibrio globale e che difendere il fianco orientale della Nato costerebbe almeno 1.200 miliardi di euro. La portavoce russa Maria Zakharova ha attaccato l’Ue sostenendo che gli europei dovrebbero “stare sotto il tavolo delle trattative” perché “nessuno li ha invitati”, ha definito “discriminatoria” la riduzione della missione russa a Bruxelles e ha avvertito che l’eventuale invio di truppe britanniche in Ucraina non chiuderebbe la guerra ma ne amplierebbe il rischio.
Sanzioni, petrolio e il veto di Budapest
Bruxelles prepara il ventesimo pacchetto di sanzioni e punta al 15 aprile per proporre l’eliminazione delle ultime importazioni di greggio russo. La misura, da coordinare con il G7, avrebbe soprattutto un valore politico. L’inviato Ue per le sanzioni ha chiesto ai Paesi dell’Asia centrale di bloccare la riesportazione verso Mosca di beni europei a duplice uso. Il dossier energetico resta legato allo scontro interno all’Unione. Il premier ungherese Viktor Orbán ha chiesto una missione tecnica sull’oleodotto Druzhba e ha bloccato nuove sanzioni e il prestito europeo all’Ucraina, sostenendo che la sicurezza energetica ungherese sia stata messa a rischio. Bruxelles valuta “diverse opzioni” per superare il veto, mentre l’esito dipenderà anche dall’andamento dei colloqui di Ginevra.



