lunedì, 17 Giugno, 2024
Economia

Turismo, alberghi e ristorazione. Confesercenti: chiudono 4.116 imprese. La crisi del settore accelera

Sono 4.116 le imprese della ricettività e dei servizi turistici, che hanno deciso di chiudere. A sottolineare l’accelerazione della crisi di un settore è la Confesercenti. “Dopo due anni di crisi, le imprese del turismo non ce la fanno più”, evidenzia la Confederazione, “le chiusure aumentano: nel solo 2021 hanno cessato l’attività 4.116 imprese della ricettività e dei servizi turistici, il dato peggiore degli ultimi cinque anni”. Le chiusure non sono state compensata da nuove aperture: in dodici mesi sono nate solo 1.916 nuove imprese turistiche, per un saldo negativo di -2.200 imprese.

La corsa a chiudere

L’analisi dei dati di natimortalità della ricettività: alberghi ostelli, rifugi alpini, affittacamere e case vacanze non occasionali, campeggi; e dei servizi turistici: agenzie di viaggio, tour operator, servizi di biglietteria, guide e accompagnatori turistici; arriva da Assoturismo Confesercenti, che fotografano l’impatto della crisi sul turismo, immediatamente riscontrabile nel netto peggioramento dei saldi tra aperture e chiusure
di imprese nel biennio del Covid: “tra 2020 e 2021 si è registrata una perdita di oltre 4mila attività (-2.200 nel 2021 e -1.814 nel 2020), oltre sei volte il biennio precedente”.

Il record di chiusure

In termini assoluti, l’emorragia più consistente è quella della ricettività: nel 2021 il saldo tra aperture e chiusure per alberghi e simili è negativo per -1.356 imprese. Ma peggiora anche il bilancio dei
servizi turistici, che nel 2021 segna un saldo di -844 imprese: nel 2019, l’anno prima della crisi, il bilancio tra aperture e chiusure era stato di -366. Un crollo dovuto anche all’assenza totale di sostegni per questi comparti nell’anno appena concluso, dopo un primo – e unico – intervento nel 2020.

I territori

A soffrire nel 2021 sono soprattutto le regioni del centro, con un saldo negativo di -1.290 imprese. Pesa la crisi di Roma e del Lazio, che tra il crollo del turismo estero e l’azzeramento pressoché totale di quello
legato al lavoro e agli eventi, perde oltre mille imprese. Ma segnali di forte sofferenza arrivano anche dal Nord Est (-447 imprese) e dal Nord Ovest (-285). In quest’ultima area, pesa il risultato della Lombardia
(-158 imprese), che, come il Lazio, soffre lo stop dell’economia turistica legata a eventi e lavoro. Più resilienti, invece, Sud e Isole, che perdono solo -114 e -64 attività, grazie anche al bilancio stabile
tra aperture e chiusure della Sardegna. Ma tra le regioni, l’unica crescita si registra in Valle d’Aosta (+5).

Difficoltà in crescita

“Le analisi confermano una crisi che non dà segni di rallentamento. Le chiusure hanno accelerato anche nel 2021, battendo il già pessimo risultato del 2020”, commenta Vittorio Messina, Presidente nazionale di
Assoturismo. “Anche il 2022 non si è aperto sotto i migliori auspici: la quarta ondata ha cancellato gennaio e febbraio, e la primavera è partita piano: l’80% delle camere disponibili per marzo è ancora senza prenotazione.

A pesare, in un mese senza Pasqua, è senz’altro il blocco degli eventi e dei viaggi di lavoro: l’effetto ‘Zoom’ sulla convegnistica è particolarmente evidente nelle grandi città; ma anche la domanda estera è sotto le attese. Servono sostegni più incisivi, o le chiusure accelereranno ancora. Salvate le imprese, dobbiamo lavorare sul riavvio. Chi arriva ultimo alla riapertura ha perso: per questo servono turistica, a partire da eventuali obblighi, che dovranno essere in linea nei tempi e nei modi con il resto d’Europa. In questo quadro, serve un investimento straordinario nel marketing: dobbiamo promuovere meglio e di più all’estero la destinazione Italia, tra le più desiderate e, in questo momento, sicure del mondo. I nostri competitor lo stanno già facendo”.

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