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Donald Trump con Benjamin Netanyahu
Donald Trump con Benjamin Netanyahu

E dopo di loro?

Interrogativi e riflessioni sul post voto in America
lunedì, 9 Novembre 2026
2 minuti di lettura

Faremmo un errore clamoroso a rottamare troppo rapidamente i leader sconfitti (o quasi) nelle tornate elettorali di questi giorni e se derubricassimo come “acqua passata” le fasi sociali e storiche che li hanno visti e li vedono ancora protagonisti.

A cominciare da Trump, un leone ferito e proprio per questo capace di reagire in modo ancora più forte e risoluto di quanto non abbiamo già visto in questi anni di mandato.

I segni politici e storici di tante, discutibili mosse e posizioni da lui assunte in questi anni di mandato presidenziale, rimarranno indelebili a partire dalla lezione di responsabilità impartita a tutta l’Europa che fino al 2024, data del suo insediamento, non aveva ancora scoperto quanto fosse vulnerabile e completamente indifesa militarmente nonché di quanto fosse priva di una politica estera forte e adeguata ai suoi circa 500 milioni di cittadini “europei” e al suo Pil di primato mondiale.

E di quanto fosse un “gigante d’argilla”, lento e incapace di prendere decisioni ed iniziative anche in momenti drammatici come quelli del conflitto Russo-Ucraino rispetto all’azione risoluta e alla immediatezza delle iniziative che il Presidente Usa assumeva di volta in volta sui vari scenari europei, facendoci capire (non importa se non fosse il suo nobile intendimento) che il mondo non aspetta iter burocratici e parlamentarismi inconcludenti.

Forse ha pagato il caro-vita come sembra ed anche un suo modo inadeguato di porsi, mi trovo d’accordo soprattutto sul secondo aspetto, ma non tutto è stato negativo.

Netanyahu e la sfida di Israele

A sua volta Netanyahu, un uomo quasi sconfitto dal voto di questi giorni: possiamo definirlo così negativo il suo ultimo tragico e drammatico periodo di Governo che va dal 7 ottobre 2023 in poi?

Qualcuno si sente di dire che ha sbagliato prima, durante e dopo, ma dove?

Qui è evidente che entrano in gioco altre considerazioni che non possono prescindere da proprie posizioni personali ma, comunque, ritengo in modo netto che questo periodo abbia costituito una prova tra le più dure che un Governo israeliano potesse mai attraversare.

L’attacco dei palestinesi di Hamas con il massacro feroce in poche ore, di circa 1200 persone e con il rapimento di altre 250 poi imprigionate e fatte morire atrocemente nei tunnel di Gaza sono fatti che non mi lasciano alcun dubbio sulla scelta presa da Netanyahu di andare con l’IDF a Gaza per liberare i prigionieri e liberare Gaza dai palestinesi terroristi ed assassini.

Le mistificazione e le falsificazioni sui dati della guerra a Gaza, forniti sempre dalle Agenzie controllate da Hamas sui 20 mila bambini, 20 mila donne etc. uccisi (mentre ancora oggi non vengono diramati i dati sui terroristi caduti) saranno un giorno rivelati per quelle che sono, falsificazioni e mistificazioni della realtà.

Tre durissimi anni che avrebbero minato psiche e spirito di chiunque e che, invece, hanno fatto emergere tratti di grande forza e volontà che hanno fatto di Netanyahu un condottiero campione di patriottismo che Israele farebbe male a mettere da parte.

Infine, la posizione di entrambi, netta nei confronti dell’Islam che sembra vacillare visto che negli Usa per la prima volta è Senatore un musulmano che, udite udite, alla celebrazione della sua elezione ha ringraziato allah ed ha esibito la moglie con lo chador ridotto (Hijab) noto simbolo e usanza religiosa che il Corano prescrive alle donne imponendogli di non mostrarsi troppo agli uomini per una maggiore responsabilità nella gestione della modestia sessuale e dell’abbigliamento, sembra fantasia ma è così, il mondo Usa va da Maometto e torna indietro di 1500 anni.

In Israele, vince un ebreo oriundo africano che pur di governare cerca l’appoggio dei partiti musulmani che, in Israele, a dispetto dei soliti malpensanti sono legittimati: ci si potrebbe chiedere se è una fantasia mentre, invece, è realtà.

Dopo di loro, Trump e Netanyahu, siamo sicuri di trovare un mondo migliore e/o più sicuro?

Roberto Salerno

Roberto Salerno

Riservista dal 2006 dello Tsahal

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