On line circola un’espressione, “go touch some grass“, che si usa quando qualcuno è troppo assorbito da quello che accade in rete e che potremmo tradurre in italiano con “esci di casa e torna in contatto con la realtà che ti circonda”. Nonostante sia nata su Internet l’espressione può essere applicata a chiunque, anche al di fuori del mondo digitale. Del resto, uscire di casa ed entrare in contatto con l’ambiente esterno è considerata da sempre una pratica che influisce positivamente sul nostro benessere mentale e fisico.
Le origini in Giappone
Respirare aria fresca, circondarsi di verde e “perdersi” nei boschi, immergendosi nella magnificenza della natura è una pratica che oggi è riconosciuta anche da alcuni rami della scienza e della medicina per i suoi possibili effetti sul benessere psicofisico. Tale pratica è nata in Giappone alla fine degli Anni ’80 dalla mente di Tomohide Akiyama, allora direttore dell’Agenzia forestale giapponese, che coniò il termine Shinrin-Yoku per descriverla e che in italiano significa bagno di foresta.
Una pratica che dall’Estremo Oriente è arrivata fino in Occidente e ha coinvolto migliaia di persone in cerca di un rifugio dallo stress quotidiano, diventato sempre più insostenibile. Più di una semplice passeggiata nel bosco, ma senza essere un’attività di trekking, lo Shinrin-Yoku è un’immersione in una distesa di verde, nelle atmosfere di uno spazio che sembra quasi sospeso nel tempo. Si spegne il telefono e ci si lascia guidare dai cinque sensi. Si chiudono gli occhi per percepire i suoni del bosco, si toccano gli alberi e le piante che si incontrano lungo il percorso e si sfiora la corteccia ruvida e la rugiada sulle foglie che bagna le dita. Lo sguardo si sofferma su tutti quei piccoli dettagli di cui è ricco l’ambiente circostante. E così la mente viaggia e si allontana dalla quotidianità piena di problemi e preoccupazioni.
Entrando tra quegli alberi e abbandonando dietro di sé tutti gli orpelli della nostra quotidianità si viene trasportati in una realtà capace di metterci in contatto con una parte di noi sopita, che si risveglia quando percepisce che il luogo in cui ci troviamo è pronto ad accoglierci e ad aiutarci a guarire e a vivere meglio.
Gli effetti sull’essere umano
Nonostante possa sembrare una filosofia “hippie” sono diverse le ricerche scientifiche che hanno analizzato i benefici effettivi dello Shinrin-Yoku. Tra queste, uno dei primi e più citati studi è “Forest bathing enhances human natural killer activity and expression of anti-cancer proteins“, pubblicato nel 2007 dall’immunologo Qing Li. La ricerca ha coinvolto dodici uomini giapponesi sani tra i 37 e i 55 anni, che hanno trascorso tre giorni nel bosco. L’analisi dell’esperimento ha mostrato un aumento dell’attività delle cellule natural killer, ovvero i globuli bianchi appartenenti al sistema immunitario umano e coinvolti nella difesa contro le cellule infettate e tumorali. Ovviamente questo non dimostra che tale pratica da sola possa sconfiggere il tumore, piuttosto evidenzia che queste camminate contribuiscono a vivere una vita più serena e meno esposta ai fattori di stress che indeboliscono il nostro sistema immunitario.
Come questa pratica abbia un effetto sulla nostra salute mentale e fisica è da ricercare nell’esistenza dei fitoncidi, composti organici volatili che vengono rilasciati dagli alberi, soprattutto dalle conifere. Alcuni studi hanno esaminato che inalare queste particelle stimola il sistema immunitario e riduce i livelli di cortisolo e adrenalina. Inoltre, queste sostanze aiutano ad attivare il sistema parasimpatico, che promuove il rilassamento e il riposo e abbassa la frequenza cardiaca. I benefici del bagno di foresta, però, dipendono anche dalla semplice riduzione delle sollecitazioni quotidiani.
Il “bagno di foresta” in Italia
Dimostrato che la scienza legittima questo fenomeno e anzi, in diversi casi esorta a praticarlo, la tentazione è quella di prendere il prossimo volo per il Giappone e perdersi tra i boschi suggestivi del Paese del Sol levante. Per fortuna non è necessario, perché da qualche anno lo Shinrin-Yoku è arrivato anche in Italia e sono molti i parchi e gli spazi verdi considerati oasi in cui rifugiarsi. Tra questi la Val di Fiemme in Trentino-Alto Adige o l’Oasi Zegna in Piemonte, solo per citarne alcuni.
In un’epoca in cui si premia la presenza costante e la reperibilità continua, intrappolati in un ciclo senza fine tra casa-lavoro e viceversa, lo Shinrin-Yoku può essere considerato quasi una forma di resistenza a tutto ciò. Un modo per riprendere in mano la propria vita e riscoprire una parte di sé che rischia di rimanere nascosta a causa di una quotidianità sempre più difficile.
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