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A decenni dall’apartheid i sudafricani cercano giustizia per i crimini del passato

domenica, 18 Ottobre 2026
1 minuto di lettura

Per tutta la vita ha portato con sé una ferita che il tempo non è riuscito a rimarginare. Oggi, a 71 anni, Paulina Mathinye torna davanti alla tomba del padre nel cimitero di Sharpeville, in Sudafrica, e vede erbacce, rifiuti e tombe trascurate. È lì che riposano decine di manifestanti neri uccisi il 21 marzo 1960, quando la polizia del regime dell’apartheid aprì il fuoco contro una protesta pacifica, compiendo uno dei massacri più sanguinosi della storia del Paese.

Paulina aveva appena cinque anni quando suo padre venne colpito a morte. Da allora, racconta, la sua famiglia non si è più ripresa. Senza il principale sostegno economico, dovette abbandonare gli studi e affrontare anni di difficoltà che, secondo lei, hanno influenzato anche la vita dei figli e dei nipoti. Per questo ha deciso di unirsi a un’azione legale collettiva promossa da sopravvissuti e familiari delle vittime del massacro.

L’obiettivo è ottenere giustizia e possibili risarcimenti, ma il percorso è complesso. Gli avvocati del gruppo stanno infatti cercando di far dichiarare incostituzionale una legge del 1961 che garantiva una sostanziale immunità per gli atti compiuti durante il regime segregazionista. Se il tribunale dovesse accogliere la richiesta, si aprirebbe la strada a pretese individuali di risarcimento, nonostante siano trascorsi oltre sei decenni dai fatti.

Il massacro di Sharpeville rappresentò una svolta nella lotta contro l’apartheid. Quel giorno almeno 69 persone persero la vita mentre protestavano contro le cosiddette “pass laws”, norme che limitavano la libertà di movimento dei cittadini neri e ne controllavano residenza e occupazione. L’episodio provocò indignazione internazionale e contribuì a isolare il governo sudafricano.

La causa di Sharpeville si inserisce in una più ampia serie di iniziative volte a fare luce sui crimini dell’epoca dell’apartheid. Negli ultimi anni sono stati riaperti o rivalutati diversi casi storici, compresi quelli relativi alla morte del leader anti-apartheid Steve Biko e all’uccisione degli attivisti conosciuti come i ‘Cradock Four’. Molte famiglie sostengono che le promesse di verità e giustizia formulate negli anni della transizione democratica siano rimaste incompiute.

Redazione

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“La Discussione” è una testata giornalistica italiana fondata nel 1953 da Alcide De Gasperi, uno dei padri fondatori dell’Italia moderna e leader di spicco nella storia politica del nostro paese.

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