Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky teme che gli Stati Uniti possano allentare ulteriormente le sanzioni contro la Russia dopo le deroghe concesse dal presidente Donald Trump. “Purtroppo, la revoca delle sanzioni continuerà. Credo che l’accordo sul diesel sia solo il primo passo”, ha dichiarato ai giornalisti, riferendosi all’intesa che consente alcune esportazioni di diesel russo e alle recenti aperture di Washington verso Mosca.
Tajani: non bisogna fare regali alla Russia
L’Italia sostiene la prosecuzione delle sanzioni europee contro la Federazione Russa. Lo ha ribadito il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, intervenendo a Capri al convegno dei Giovani Imprenditori di Confindustria. “È necessario convincere la Russia a sedersi al tavolo della pace con Zelensky, magari anche con una presenza europea, perché senza Europa non si può arrivare alla pace”, ha affermato Tajani, commentando la decisione di Trump di sospendere alcune misure restrittive nei confronti di Mosca. Il ministro ha ricordato che l’Unione europea ha approvato sanzioni contro circa 1.500 cittadini russi legati al settore della difesa. “Noi siamo dalla parte dell’Ucraina, non credo che si debbano fare troppi regali alla Russia”, ha aggiunto, sottolineando che le misure punitive sono state adottate dall’Europa.
Crosetto: Putin potrebbe non fermarsi all’Ucraina
Il ministro della Difesa, Guido Crosetto ha espresso preoccupazione per le possibili ambizioni russe oltre i confini ucraini. “Penso che Putin non voglia fermarsi all’Ucraina. È per questo che l’Europa è preoccupata ed è per questo che noi, come Europa e come Nato, ci stiamo preparando. Sperando che questa follia non accada”, ha dichiarato in un’intervista alla Bbc. Crosetto ha richiamato l’attenzione sulla crescente spesa militare di Mosca e sull’aumento delle dimensioni delle sue forze armate. “La maggior parte del bilancio russo è ormai investita in armi e spese militari. Presto avranno un milione e mezzo di militari. Se la guerra finisse domani, cosa farebbe Putin con un milione e mezzo di soldati?”, ha osservato. Il ministro ha quindi ribadito la necessità di prepararsi a eventuali sviluppi del conflitto, pur auspicando che non si arrivi a un ulteriore allargamento dello scontro.
Aiuti a Kiev, Slovacchia e Ungheria contrari
La Slovacchia non parteciperà al nuovo pacchetto di sostegno da 70 miliardi di euro chiesto da Zelensky ai leader dell’Unione europea. Lo ha annunciato il premier Robert Fico, secondo l’agenzia slovacca Tasr, riferendo che anche il primo ministro ungherese Peter Magyar ha assunto una posizione analoga. Al vertice europeo di Bruxelles, Zelensky ha chiesto venerdì risorse aggiuntive per finanziare le esigenze di difesa e resilienza dell’Ucraina nel 2027, mentre Kiev deve fare i conti con un deficit di bilancio e con l’intensificarsi degli attacchi russi. La richiesta arriva sei mesi dopo l’approvazione di un prestito europeo da 90 miliardi di euro, destinato a sostenere il Paese fino alla fine del 2027. Nonostante questo finanziamento, resta una parte del fabbisogno da coprire, anche a causa del mancato contributo di partner esterni all’Ue, con l’eccezione della Norvegia. Anche il premier ceco Andrej Babis ha escluso la partecipazione del proprio Paese a un ulteriore pacchetto. Slovacchia, Ungheria e Repubblica Ceca erano rimaste fuori anche dal precedente prestito, senza tuttavia impedirne l’approvazione. Fico ha precisato che Bratislava continuerà comunque a sostenere Kiev attraverso altri canali, tra cui progetti educativi, logistica e cooperazione energetica.
Kharkiv, Mosca annuncia operazioni contro i reparti ucraini isolati
Le truppe russe stanno cercando di individuare ed eliminare i gruppi dell’esercito ucraino rimasti isolati nella regione di Kharkiv, dopo essere stati accerchiati. Lo ha riferito il ministero della Difesa russo. Secondo il comunicato, le unità del gruppo di forze “Nord” avrebbero completato la neutralizzazione delle truppe ucraine circondate nella parte nord-orientale della regione e starebbero ora procedendo contro i gruppi dispersi. Si tratta di informazioni diffuse da Mosca, non accompagnate nel testo da verifiche indipendenti.
Oleshky, civili in fuga tra le mine
Si aggrava la crisi umanitaria a Oleshky, città della regione di Kherson occupata dalle forze russe dal febbraio 2022. Secondo Associated Press, i civili rimasti cercano di fuggire a piedi lungo strade minate, esponendosi a gravi rischi. La popolazione sarebbe passata da circa 24 mila a meno di 2 mila abitanti. I residenti rimasti devono affrontare la mancanza di elettricità, riscaldamento e acqua corrente, oltre a gravi carenze di cibo e medicinali. Alcuni percorrono fino a 20 chilometri lungo una strada soprannominata “la strada della morte”, disseminata di mine e carcasse di automobili. “Ogni passo avrebbe potuto essere l’ultimo”, ha raccontato una donna di 40 anni riuscita a fuggire ad agosto. “A Oleshky non è rimasto nulla. Niente cibo, niente rifornimenti, niente assistenza medica, nessun aiuto”, ha aggiunto. Secondo le autorità ucraine, nell’obitorio cittadino si starebbero accumulando numerosi cadaveri, mentre altri cento corpi si troverebbero nei sotterranei dell’ospedale. La situazione descritta evidenzia la gravità dell’emergenza per la popolazione civile nelle aree occupate.





