In Italia, per una visita specialistica attraverso il Servizio sanitario nazionale si attendono spesso mesi. Eppure, pagando in regime di intramoenia, la stessa prestazione può diventare disponibile in pochi giorni, talvolta nello stesso ospedale e con il medesimo specialista. È una contraddizione che richiede soprattutto soluzioni concrete.
Il conflitto d’interessi
La proposta è avviare un progressivo superamento dell’intramoenia, cioè dell’attività libero-professionale a pagamento svolta dai medici nelle strutture pubbliche. Non si tratta di penalizzare i professionisti, ma di garantire che l’assistenza istituzionale sia sempre la priorità.
Il possibile conflitto d’interessi tra attività pubblica e privata merita particolare attenzione: potrebbe essere non soltanto un effetto delle difficoltà del sistema, ma una delle cause che contribuiscono alle liste d’attesa. La maggiore rapidità delle prestazioni a pagamento non dimostra di per sé irregolarità, ma giustifica controlli rigorosi. Anche carenze di personale e problemi organizzativi incidono sui tempi, senza esaurire la questione.
Per cambiare davvero il sistema occorre un piano graduale, fondato su sei interventi:
- Superare progressivamente l’intramoenia, tutelando la continuità delle cure e definendo tempi certi per la transizione.
- Adeguare le retribuzioni dei medici pubblici, valorizzandone competenze e responsabilità.
- Ampliare gli orari di visite ed esami, anche la sera e nei giorni festivi, con personale e risorse adeguati.
- Rafforzare gli organici e utilizzare meglio ambulatori e apparecchiature già disponibili.
- Rendere trasparenti le agende di prenotazione, verificando le differenze tra disponibilità pubbliche e private.
- Applicare effettivamente i percorsi di tutela quando il Servizio sanitario nazionale non rispetta i tempi massimi previsti.
Il tema è già stato portato in Parlamento: il 24 maggio 2024 è stato presentato al Senato il disegno di legge n. 1148 sull’attività libero-professionale intramuraria; il 1° aprile 2026 un’iniziativa alla Camera ha prospettato il progressivo superamento dell’intramoenia.
Superare questo modello non cancellerebbe automaticamente tutte le attese, ma permetterebbe di affrontare un possibile conflitto strutturale e di rimettere al centro il diritto alla salute riconosciuto dall’articolo 32 della Costituzione.
La vera sfida è assicurare cure tempestive attraverso il servizio pubblico, senza costringere i cittadini a pagare per abbreviare l’attesa. La salute deve essere un diritto, non un privilegio legato al portafoglio.





