A Tirana, in Albania, centinaia di giovani sono scesi in piazza per protestare contro il costo degli studi, le condizioni degli atenei e le difficoltà che molti laureati incontrano nell’ingresso nel mondo del lavoro.
La situazione è degenerata quando un gruppo di manifestanti ha lanciato mattoni e blocchi di cemento contro il Ministero dell’Istruzione. Le forze dell’ordine sono intervenute utilizzando lacrimogeni e idranti per disperdere la folla, mentre diverse persone sono state fermate nel corso degli scontri.
Gli organizzatori della protesta hanno spiegato che la mobilitazione era stata convocata per denunciare problemi ormai considerati strutturali: tasse universitarie elevate, insufficiente sostegno economico agli studenti e prospettive occupazionali giudicate inadeguate dopo la laurea. Molti partecipanti hanno però allargato le critiche all’intero contesto sociale del Paese, denunciando crescenti disuguaglianze economiche e una distanza sempre più marcata tra le fasce più ricche e quelle meno abbienti della popolazione.
Tra le voci raccolte durante la manifestazione è emersa la richiesta di un cambiamento profondo del sistema politico e sociale, alimentata dalla percezione di una diffusa ingiustizia e dalla difficoltà per molti giovani di costruirsi un futuro stabile. Il malcontento appare particolarmente diffuso tra gli studenti universitari e i neolaureati, che lamentano salari bassi e opportunità limitate.
Il governo ha condannato gli episodi di violenza. La vicepremier Albana Koçiu ha dichiarato che «attaccare le istituzioni pubbliche e danneggiare beni dello Stato non rappresenta una forma accettabile di espressione politica», sottolineando che il confronto democratico deve svolgersi attraverso modalità pacifiche.
La protesta albanese si inserisce inoltre in un più ampio contesto di mobilitazione studentesca che sta interessando diversi Paesi europei. Negli ultimi mesi giovani e studenti sono tornati a manifestare in varie nazioni per chiedere maggiori investimenti nell’istruzione, migliori condizioni per l’apprendimento e una risposta più efficace alle difficoltà economiche che colpiscono le nuove generazioni.





