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Povertà, 5,4 milioni di persone in difficoltà. Oltre un milione sono minori

L’Istat: nel 2025 il fenomeno resta stabile. Il Sud è l’area più colpita, il 14,3% delle famiglie operaie non riesce a sostenere le spese essenziali. Pesa anche l’affitto
venerdì, 16 Ottobre 2026
3 minuti di lettura

In Italia ci sono ancora 5,4 milioni di persone che non riescono a sostenere le spese necessarie per una vita dignitosa. Tra loro oltre un milione sono bambini e ragazzi. È il dato che emerge dal rapporto Istat sulla povertà nel 2025 diffuso ieri. Le famiglie in condizioni di povertà assoluta sono poco più di 2,1 milioni, l’8% del totale, mentre tra gli individui l’incidenza raggiunge il 9,3%. Rispetto al 2024, quando le percentuali erano rispettivamente dell’8,4% e del 9,8%, l’Istituto rileva una sostanziale stabilità. Numeri che raccontano anche un’altra realtà: avere un lavoro non sempre basta a evitare le difficoltà economiche, soprattutto quando in famiglia ci sono figli o bisogna pagare un affitto. Il Mezzogiorno resta la parte d’Italia dove la povertà colpisce di più. Qui il 9,6% delle famiglie vive in condizioni di povertà assoluta, per un totale di 813mila nuclei. Al Nord-ovest la percentuale scende al 7,7%, al Nord-est al 7,4%, mentre il Centro registra il valore più basso, pari al 6,3%.

La distanza tra le diverse aree del Paese emerge anche dalla gravità delle condizioni economiche. Nel Mezzogiorno la spesa media delle famiglie povere è inferiore del 19% alla soglia necessaria per acquistare beni e servizi essenziali. Nel 2024 il divario era del 18,5%. A livello nazionale, invece, resta fermo al 18,5%.

Qualche segnale positivo arriva dai comuni fino a 50mila abitanti, esclusi quelli delle periferie metropolitane, dove l’incidenza scende dall’8,9% al 7,4%.

Oltre un milione di minori cresce nella povertà

Sono 1 milione 136mila i minori che vivono in povertà assoluta, il 12,5% dei bambini e ragazzi residenti in Italia. Nel Mezzogiorno la percentuale arriva al 15,2%, contro il 10,7% del Centro. Tra i 7 e i 13 anni si registra un miglioramento: l’incidenza passa dal 14,9% del 2024 al 12,1%. Le difficoltà aumentano quando cresce il numero dei figli. Tra le coppie con un minore la povertà assoluta riguarda il 7,8% delle famiglie, con due figli sale al 10% e con almeno tre raggiunge il 17,7%. Nei nuclei con un solo genitore si attesta all’11,6%.

La situazione resta difficile anche per i giovani adulti. Tra i 18 e i 34 anni quasi 1,2 milioni di persone vivono in povertà assoluta, pari al 12,1% della popolazione della stessa fascia d’età. Tra gli ultrasessantacinquenni la quota scende al 6,1%.

Quando lo stipendio non basta

Un impiego non mette necessariamente al riparo dalla povertà. Lo dimostrano i dati sulle famiglie nelle quali la persona di riferimento è un lavoratore dipendente: l’8,5% vive in condizioni di povertà assoluta. Se si tratta di un operaio o di un lavoratore assimilato, la percentuale raggiunge il 14,3%. Per dirigenti, quadri e impiegati si ferma al 3,6%. Ancora più difficile la condizione di chi cerca un’occupazione. In queste famiglie l’incidenza arriva al 20,7%, mentre scende al 5,2% quando la persona di riferimento è ritirata dal lavoro.

Conta anche il titolo di studio. Tra le famiglie con una persona di riferimento diplomata o laureata la povertà assoluta riguarda il 4,4% dei nuclei. La quota sale all’11,9% se il percorso scolastico si è fermato alla licenza media e al 12,3% quando non supera quella elementare.

Il peso dell’affitto sui bilanci familiari

Pagare ogni mese un canone di locazione rende più difficile affrontare le altre spese. Nel 2025 quasi un milione di famiglie in affitto, 999mila per la precisione, si trova in povertà assoluta. Si tratta del 20,9% di tutti i nuclei che vivono in una casa in locazione, contro il 4,5% di quelli proprietari dell’abitazione. La differenza diventa ancora più marcata quando ci sono bambini: tra le famiglie con minori che pagano un affitto, il 28,7% è povero, mentre tra quelle che possiedono la casa la percentuale si ferma al 6%.

Il canone medio sostenuto dalle famiglie in povertà assoluta è di 379,22 euro mensili, contro i 453,57 euro di quelle che non si trovano nella stessa condizione. Nel Mezzogiorno il fenomeno interessa il 22,4% degli affittuari, al Nord il 21,3% e al Centro il 17,8%.

Le difficoltà delle famiglie straniere

La povertà assoluta interessa oltre 1,5 milioni di cittadini stranieri, quasi uno su tre. L’incidenza raggiunge il 29,8%, quattro volte quella registrata tra gli italiani, pari al 7,3%. Rispetto al 2024, quando si attestava al 35,6%, il dato relativo agli stranieri mostra però un miglioramento. Tra le famiglie composte soltanto da cittadini italiani la percentuale è del 5,9%, mentre sale al 26,7% quando è presente almeno uno straniero e al 29,4% nei nuclei formati esclusivamente da persone di cittadinanza estera.

In termini assoluti, tuttavia, oltre due terzi delle famiglie povere sono composte soltanto da italiani: più di 1,4 milioni di nuclei, pari al 67,1% del totale.

Quasi nove milioni sotto la soglia di povertà relativa

Accanto alla povertà assoluta resta il fenomeno di quella relativa, che misura la condizione economica delle famiglie rispetto ai livelli medi di spesa del Paese. Nel 2025 coinvolge quasi 8,7 milioni di persone e oltre 2,8 milioni di nuclei familiari. L’incidenza si attesta rispettivamente al 14,8% e al 10,8%, senza variazioni significative rispetto all’anno precedente. Per una famiglia di due persone la soglia mensile è di 1.231,01 euro, contro i 1.218,10 euro del 2024. Nel Mezzogiorno quasi una famiglia su cinque è in povertà relativa, con un’incidenza del 19,5%. Al Nord la quota è del 7%, al Centro del 5,9%.

Le situazioni più difficili si registrano in Puglia, dove il fenomeno riguarda il 25,2% delle famiglie, Calabria con il 23,1% e Campania con il 20,6%. All’estremo opposto si trovano Valle d’Aosta, Veneto e Toscana, rispettivamente al 3,3%, 5,4% e 5,7%. Anche in questo caso il numero dei figli pesa. Tra le famiglie con almeno tre minori la povertà relativa raggiunge il 35,5%, oltre tre volte la media nazionale.

L’Istat rileva infine che il 4,4% delle famiglie si trova in una condizione definita di povertà relativa “sicura”, con livelli di spesa inferiori di oltre il 20% alla soglia di riferimento. Nel Mezzogiorno la quota arriva all’8,6%.

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