La guerra in Medio Oriente torna a concentrarsi sullo Stretto di Hormuz, snodo strategico per i traffici energetici mondiali. La Marina dei Guardiani della Rivoluzione iraniana ha annunciato di avere colpito la nave gassiera NV Sunshine, appartenente alla compagnia Natwit e battente bandiera vietnamita, mentre attraversava un tratto a sud dello stretto. Secondo il comunicato diffuso dall’agenzia Tasnim, l’imbarcazione, adibita al trasporto di gas di petrolio liquefatto (Gpl), avrebbe riportato gravi danni alla sala macchine e al sistema di propulsione, con un vasto incendio.
L’agenzia britannica per la sicurezza marittima Ukmto ha confermato la segnalazione di un incidente a circa 13 miglia nautiche a ovest di Al Jazeera, negli Emirati Arabi Uniti. Secondo il bollettino, un proiettile di origine sconosciuta ha colpito una nave provocando un incendio, successivamente estinto. Non è ancora chiaro se l’episodio segnalato dall’Ukmto coincida esattamente con quello rivendicato dai Pasdaran.
Teheran rivendica il controllo operativo dello Stretto di Hormuz e avverte che risponderà a qualsiasi tentativo di ostacolarne la gestione. La minaccia investe una delle principali arterie del commercio energetico globale: un’interruzione prolungata dei transiti avrebbe conseguenze sui mercati, sui costi dei trasporti e sui prezzi di petrolio e gas.
Gli Stati Uniti preparano nuove opzioni militari
Sul fronte americano, il Pentagono avrebbe elaborato diverse opzioni per una nuova campagna di attacchi contro l’Iran. Secondo quanto riferito dal New York Times, citando fonti a conoscenza dei piani, le operazioni potrebbero durare tre giorni e prendere di mira gli arsenali iraniani di missili e droni, gli impianti energetici e altre installazioni militari.
Fino a tre portaerei potrebbero essere destinate al Medio Oriente, rafforzando la capacità di proiezione militare statunitense nella regione. Il dispiegamento aumenterebbe le opzioni operative di Washington, ma non costituisce di per sé la conferma di un’imminente offensiva.
Il presidente Donald Trump ha infatti smentito che gli Stati Uniti intendano attaccare l’Iran prima delle elezioni di metà mandato. Resta dunque aperta la distanza tra la preparazione di possibili operazioni militari e la decisione politica di autorizzarle. Il rafforzamento delle forze americane rappresenta comunque un segnale di pressione su Teheran, mentre i negoziati per porre fine alla guerra rimangono in una fase di stallo.
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha ribadito che un accordo con Washington sarà possibile soltanto in assenza di minacce e pressioni. Il dialogo, ha sostenuto, deve fondarsi sul rispetto reciproco e su impegni da entrambe le parti.
Gli Houthi colpiscono Riad
L’escalation coinvolge anche l’Arabia Saudita. Gli Houthi dello Yemen hanno rivendicato un attacco missilistico contro l’aeroporto internazionale King Khalid di Riad. Secondo le informazioni diffuse, gli attacchi avrebbero provocato tre morti e diversi feriti tra cittadini stranieri residenti nel Paese.
Le conseguenze sul traffico aereo sono state rilevanti. Secondo Flightradar24, sono stati cancellati oltre 330 voli, pari a circa il 45% degli arrivi e delle partenze programmati. Alcune compagnie internazionali hanno sospeso o interrotto i collegamenti con la capitale saudita.
La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha condannato gli attacchi contro le infrastrutture civili, chiedendo ai gruppi armati sostenuti dall’Iran di fermare le proprie operazioni e manifestando solidarietà all’Arabia Saudita.
I due episodi, a Hormuz e a Riad, evidenziano l’estensione geografica della crisi. Da una parte, la pressione iraniana su una rotta essenziale per l’approvvigionamento energetico; dall’altra, l’azione degli Houthi contro un obiettivo strategico saudita. In questo quadro, il rischio non riguarda soltanto un confronto diretto tra Washington e Teheran, ma anche il coinvolgimento crescente delle infrastrutture commerciali ed energetiche e degli attori regionali.





