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Industria, la produzione cala dell’1,3%. Codacons: “La crisi rischia di aggravarsi”

I dati Istat di agosto: l’energia sostiene il bilancio annuo, in difficoltà beni di consumo, tessile e chimica. Le critiche delle associazioni dei consumatori
sabato, 10 Ottobre 2026
2 minuti di lettura

La produzione industriale italiana ha perso l’1,3% ad agosto rispetto a luglio, mentre il bilancio del trimestre giugno-agosto ha segnato una contrazione dell’1,1% sui tre mesi precedenti. È quanto emerso dai dati Istat diffusi ieri. Sono numeri, in pratica, che hanno fotografato un andamento negativo per quasi tutti i principali raggruppamenti industriali, con la sola eccezione dell’energia. Su base annua, al netto degli effetti di calendario, l’indice è rimasto invariato rispetto ad agosto 2025, mentre nei primi otto mesi dell’anno ha conservato un incremento dello 0,3%. A evitare un risultato negativo nel confronto annuo è stato soprattutto il comparto energetico, cresciuto dell’11,5%, a fronte di un aumento più contenuto dei beni strumentali (+0,7%). Di segno opposto i beni intermedi, in calo del 4%, e quelli di consumo, che hanno ceduto il 4,4%.

Anche il confronto con luglio ha restituito un quadro di difficoltà: beni intermedi a -1,8%, beni di consumo a -1,2% e strumentali a -0,9%. Solo l’energia ha guadagnato terreno, con un incremento del 2,8%. Particolarmente negativa la dinamica dei beni di consumo durevoli, che nei primi otto mesi del 2026 hanno accumulato una perdita dell’8,4% rispetto allo stesso periodo del 2025. Su base annua, ad agosto, i beni non durevoli hanno invece segnato un -4,6%, contro il -0,5% dei durevoli.

Tessile e chimica hanno accusato i cali maggiori

Tra i settori industriali le difficoltà più marcate hanno riguardato il tessile, l’abbigliamento, le pelli e gli accessori, con una contrazione del 14% su agosto 2025. In forte arretramento anche la chimica (-11,4%) e la produzione di computer, elettronica, ottica e apparecchi di misurazione (-9,9%). La fabbricazione di apparecchiature elettriche ha perso il 9%. A trainare il dato positivo dell’energia è stata la fornitura di elettricità, gas, vapore e aria, cresciuta del 14,5%. Segno più anche per le altre industrie manifatturiere, la riparazione e installazione di macchinari (+2%) e i mezzi di trasporto (+1%). Nel complesso, la produzione manifatturiera ha ceduto l’1,9% su base annua.

Codacons: “Continua la debacle dell’industria italiana”

I numeri dell’Istat hanno suscitato le critiche del Codacons che ha denunciato il peggioramento della situazione industriale e il peso della crisi economica sul settore produttivo: «Continua la debacle dell’industria italiana con i principali raggruppamenti che, ad eccezione dell’energia, registrano ad agosto una flessione sia su base mensile che su base annua», ha affermato l’associazione, che ha posto l’accento soprattutto sull’andamento dei beni di consumo. Il calo annuo del 4,4% ha rappresentato, secondo il Codacons, il nono mese consecutivo di contrazione per questo comparto. A preoccupare anche il bilancio dei beni durevoli, scesi dell’8,4% tra gennaio e agosto rispetto ai primi otto mesi del 2025.

L’associazione ha inoltre paventato un ulteriore deterioramento del quadro industriale per effetto della crisi in Medio Oriente, del rincaro dell’energia nell’ultimo mese, dell’aumento dei carburanti e della nuova accelerazione dell’inflazione.

“Senza acquisti non si vende e non si produce”

Critico anche il giudizio di Massimiliano Dona, Presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, che ha attribuito la tenuta del dato annuo esclusivamente alla crescita dell’energia: «Dati pessimi. Cala la produzione su base mensile, mentre su base annua la variazione nulla dipende solo dal +11,5% dell’energia, e in particolare dalla fornitura di energia elettrica, gas, vapore ed aria che decolla del 14,5% su agosto 2025, un dato che, più che essere un indicatore positivo, attesta l’emergenza energetica in corso», le sue parole.

Dona ha collegato la contrazione dei beni di consumo alle difficoltà delle famiglie e alla debolezza degli acquisti, con conseguenze dirette sull’attività produttiva: «Precipitano, invece, i beni di consumo del 4,4%, un indicatore delle difficoltà delle famiglie: se non acquistano, non si vende e se non si vende non si produce», la sua chiosa.

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