Da una parte gli applausi del Centrodestra, dall’altra i cartelli contro la “legge truffa”. La fotografia dell’Aula della Camera, dopo il via libera definitivo allo Stabilicum con 227 voti favorevoli e 164 contrari, ha raccontato ieri una frattura politica che non si esaurisce con lo scrutinio segreto. Le opposizioni hanno contestato il metodo scelto dalla maggioranza, il contenuto della riforma e soprattutto la decisione di cambiare le regole elettorali a pochi mesi dal ritorno alle urne. Elly Schlein ha affidato alle dichiarazioni di voto l’attacco più diretto: “Abbiate il coraggio di presentarvi con lo slogan giusto: prima le poltrone”, ha detto la Segretaria del Partito democratico e ha accusato il Centrodestra di aver costruito un sistema funzionale alla propria permanenza al Governo. Poi la sfida: “Noi saremo in grado di vincere con qualunque legge elettorale”.
Lo scontro sulle priorità
Giuseppe Conte ha spostato il confronto dai meccanismi di assegnazione dei seggi alle difficoltà quotidiane delle famiglie. Il leader del Movimento 5 Stelle ha citato il costo della spesa, le tasse, il prezzo dei carburanti e i cittadini costretti a rinunciare alle cure: “A Palazzo Chigi i numeri che contano sono altri: le soglie di sbarramento, i seggi, i posti in lista”, ha accusato l’ex Presidente del Consiglio. Secondo Conte la maggioranza avrebbe adattato la riforma alle proprie convenienze politiche e agli ultimi sondaggi.
Sulla stessa linea Nicola Fratoianni che ha parlato di “scandalo assoluto”. Per l’esponente di Alleanza Verdi e Sinistra Meloni avrebbe scelto di intervenire sulla legge elettorale mentre salari, bollette e costo della vita continuano a pesare sui cittadini. La contestazione riguarda anche l’indicazione preventiva del candidato premier. Fratoianni sostiene che il nuovo sistema tenti di introdurre una forma di premierato attraverso una legge ordinaria, senza passare da una modifica della Costituzione.
Magi chiama in causa Mattarella
La protesta di Riccardo Magi non si è fermata con l’approvazione del provvedimento. Il Segretario di Più Europa ha sospeso lo sciopero della fame e annunciato una nuova fase della battaglia, affidata ai ricorsi giudiziari fino alla Corte costituzionale. Magi ha espresso fiducia nel Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e ha denunciato quelle che considera pressioni sui deputati della maggioranza durante il voto segreto. Ha citato riprese video nell’emiciclo, controlli da parte dei dirigenti politici e dichiarazioni di ministri intenzionati a vigilare sull’esito dello scrutinio: “È il Parlamento che vigila sul Governo, non il contrario”, ha detto per poi parlare del passaggio dal confronto politico a quello giudiziario come una sconfitta della politica.
Il caso della rappresentanza femminile
Tra i punti più contestati c’è il ruolo delle donne nel futuro Parlamento. La Conferenza nazionale delle Donne Democratiche ha espresso preoccupazione per le candidature bloccate e per l’assenza, a suo giudizio, di garanzie adeguate nelle posizioni effettivamente eleggibili. Roberta Mori, portavoce nazionale della Conferenza, ha richiamato gli articoli 3 e 51 della Costituzione e ha rivolto un appello a Mattarella affinché valuti i profili della riforma nell’esercizio delle proprie prerogative. Alessandro Zan ha accusato il Governo di riportare indietro il Paese sulla rappresentanza di genere. Anche la Cgil, attraverso il Segretario confederale Christian Ferrari, ha contestato il metodo parlamentare e segnalato possibili profili di incostituzionalità.
La polemica sui voti mancanti
A tenere aperto lo scontro è anche il risultato numerico. Federico Fornaro, Deputato del Pd, ha sostenuto che almeno una decina di parlamentari della maggioranza non abbia votato la riforma. Una lettura contrapposta a quella del Centrodestra, che ha celebrato la compattezza della coalizione. Emiliano Fossi ha accusato la maggioranza di aver confezionato una “legge truffa”, mentre Davide Faraone ha criticato i festeggiamenti in Aula, contrapponendoli alle difficoltà economiche dei cittadini.





