L’Unione Europea si prepara a ridefinire la propria architettura di relazioni globali. La presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, ha dichiarato a Euronews che Paesi come Australia e Nuova Zelanda potrebbero seguire il Canada nel percorso verso una forma di “membro associato” dell’UE, un nuovo status pensato per le nazioni affini per valori e interessi strategici.
L’idea, rilanciata anche dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen nel suo discorso sullo Stato dell’Unione, rappresenta una terza via tra l’adesione piena e la candidatura formale, aprendo la porta a un’alleanza di “democrazie di mezzo” in un mondo sempre più polarizzato.
«Ci sono Paesi con cui vogliamo approfondire la relazione», ha spiegato Metsola, sottolineando che «in tempi di incertezza, avere amici conta». L’UE dispone già di accordi commerciali con Australia e Nuova Zelanda, che potrebbero costituire la base per un’integrazione più ampia: cooperazione sulle materie prime critiche, armonizzazione normativa su temi sociali e digitali, e un coordinamento politico su diritti e protezione dei minori online.
Il modello è quello del Canada, che nel 2016 ha firmato il CETA e oggi, sotto la guida del primo ministro Mark Carney, cerca di rafforzare i legami con Bruxelles mentre affronta una dura guerra commerciale con gli Stati Uniti. Carney, atteso oggi al Parlamento europeo per un discorso alle 11.30, ha più volte invocato la creazione di un’alleanza di “middle powers” – Paesi di peso medio che condividono la visione di un ordine internazionale basato sulle regole.
L’iniziativa europea risponde a questa logica, offrendo un quadro di cooperazione economica e politica senza richiedere l’adesione formale. Washington, tuttavia, ha reagito con irritazione: Donald Trump ha minacciato nuovi dazi contro l’UE se la proposta dovesse assumere toni “ostili”. Metsola ha minimizzato le tensioni, ribadendo che Bruxelles «non agisce contro nessuno, ma per la forza comune». Dietro la formula diplomatica si intravede una strategia più ampia: consolidare un blocco di Paesi democratici capaci di bilanciare le pressioni di Cina e Stati Uniti, rafforzando la resilienza economica e politica dell’Europa.





