A pochi mesi dall’entrata in vigore delle nuove norme sulla trasparenza salariale, gli effetti restano poco visibili nella vita quotidiana delle aziende. L’83% dei professionisti dichiara di non aver riscontrato alcun cambiamento, mentre l’11% segnala alcune novità e appena il 2% parla di modifiche significative. Un ulteriore 4% non conosce le nuove disposizioni. È il quadro tracciato da Hays in occasione della Giornata internazionale della parità retributiva, celebrata dalle Nazioni Unite il 18 settembre.
La retribuzione pesa anche sulle scelte professionali. Per il 52% di chi cerca attivamente un nuovo impiego, lo stipendio rappresenta il secondo motivo principale che porta a valutare un cambio di lavoro. Al primo posto figura la mancanza di prospettive di crescita all’interno dell’azienda.
Sul tema interviene anche il nuovo quadro europeo. La Direttiva Ue 2023/970 sulla trasparenza retributiva introduce obblighi destinati a rafforzare la conoscenza dei criteri salariali e a favorire l’individuazione e la correzione di eventuali disuguaglianze.
Non basta rispettare le norme
Secondo Hays Italia, per le imprese la questione non si esaurisce nell’adeguamento alle disposizioni. La trasparenza richiede sistemi retributivi coerenti, criteri oggettivi e una comunicazione capace di spiegare le decisioni relative agli stipendi. Per chi si candida a un posto di lavoro, la disponibilità di informazioni sin dalle prime fasi permette di valutare con maggiore consapevolezza un’offerta e la successiva trattativa. Per le aziende, criteri chiari possono invece rafforzare la fiducia già dal primo contatto e incidere sulla proposta di valore come datore di lavoro.
Lo stipendio, comunque, non costituisce l’unico elemento preso in considerazione nella scelta di un’azienda o nella decisione di restarvi.
La Salary Guide 2026 di Hays Italia indica al 56% il peso di un pacchetto di benefit competitivo. Seguono un buon ambiente di lavoro, indicato dal 46% dei professionisti, e la possibilità di lavorare da remoto, scelta dal 42%. Le opportunità di sviluppo professionale raggiungono invece il 28%.





