L’export italiano ha mostrato nel 2025 una capacità di tenuta, con una crescita del 3,3%. L’incremento, però, si è concentrato soprattutto su pochi mercati e comparti. È quanto emerge dallo studio del Centro Studi Confindustria “Export italiano tra fratture e nuove rotte”, presentato oggi nella sede dell’associazione a Roma. Gli Stati Uniti hanno fornito il maggiore contributo alla crescita per mercato, mentre la farmaceutica è risultata il primo settore per apporto all’aumento delle esportazioni.
Oltre la metà delle esportazioni italiane continua a essere diretta verso l’Unione europea, che assorbe il 51,3% delle vendite all’estero. La tenuta dell’export non appare però uniforme. La performance verso gli Stati Uniti si è concentrata in alcune produzioni e, secondo lo studio, non segnala una capacità generalizzata del sistema produttivo di assorbire il nuovo contesto tariffario.
Cresce il peso della Cina nelle importazioni
Sul fronte opposto, quello delle importazioni, aumenta rapidamente il ruolo della Cina, soprattutto nei settori ad alto valore aggiunto. Tra il 2019 e il 2025, la quota cinese sulle importazioni italiane di prodotti tecnologicamente avanzati è più che raddoppiata, passando dal 14,2% al 34,8%.
“Il dato che dobbiamo cogliere è che la globalizzazione non si sta fermando, ma sta cambiando forma e direzione”, ha dichiarato Lucia Aleotti, Vicepresidente di Confindustria per il Centro Studi. Secondo Aleotti, la crescita degli scambi si concentra sempre più nelle aree del mondo che aumentano produzione, domanda, investimenti e capacità tecnologica, mentre “l’Europa rischia di rimanere ai margini di questa trasformazione”.
Più investimenti e autonomia tecnologica
Per la Vicepresidente di Confindustria la risposta italiana deve passare da una nuova strategia di competitività, fondata su maggiori investimenti, innovazione e più autonomia tecnologica. “È necessaria soprattutto una politica industriale europea capace di sostenere le imprese nella nuova competizione globale”, ha concluso.





