Gli italiani continuano a risparmiare, ma l’incertezza economica e geopolitica spinge verso una maggiore prudenza. Nel 2026 il 56% degli intervistati è riuscito a mettere da parte una quota del proprio reddito, contro il 58% dell’anno precedente, con un accantonamento medio pari all’11,9% delle disponibilità. È quanto emerge dall’Indagine sul Risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani 2026, realizzata da Intesa Sanpaolo e Centro Einaudi su 1.800 capifamiglia titolari di conto corrente. L’84% del campione dichiara di avere una piena indipendenza finanziaria, ma tra i giovani tra 18 e 24 anni la percentuale scende al 47%. Poco più della metà, il 52%, si considera soddisfatta del reddito attuale, mentre soltanto il 34% ritiene che tra dieci anni potrà contare su entrate sufficienti. Laureati e lavoratori indipendenti mostrano una maggiore capacità di accantonamento: i primi risparmiano il 14,9% del reddito, i secondi circa il 20%.
La principale ragione che porta a mettere denaro da parte resta la precauzione, indicata dal 40% degli intervistati. Seguono pensione e casa, entrambe al 19%, quindi i figli all’11%. Solo il 6% destina il risparmio direttamente agli investimenti, quota comunque superiore ai livelli precedenti alla pandemia.
L’avversione al rischio ai massimi
Volatilità, inflazione inattesa, tensioni geopolitiche e scenari tariffari hanno aumentato l’allerta. L’indice di avversione al rischio ha raggiunto quota 33,6, il valore più alto mai registrato dall’indagine, rispetto a 20,5 nel 2025 e 8,1 nel 2017. Il dato più netto riguarda i 18-24enni: per ogni giovane disposto a correre rischi, 84 dichiarano di non volerlo fare. A questa prudenza si accompagna però una scarsa diversificazione: quasi il 72% degli investitori possiede portafogli poco o per nulla diversificati. Il 50,3% considera proprio la valutazione del rischio la difficoltà principale nelle scelte finanziarie. Il gestore della banca resta il consulente ritenuto più affidabile dal 47% del campione.
Digitale sì, ma decide ancora l’uomo
La tecnologia avanza senza sostituire il rapporto tradizionale con la banca. Il 58,1% opera prevalentemente in filiale, il 26,5% alterna canali fisici e digitali e soltanto il 12,8% utilizza soprattutto le app. A frenare la svolta è la fiducia: il 76,5% indica nelle truffe e nella protezione dei dati la principale preoccupazione e un intervistato su quattro ha già avuto, direttamente o indirettamente, esperienza di frodi online. L’Intelligenza Artificiale viene accettata soprattutto quando lascia il controllo nelle mani dell’utente. Il 36% apprezza l’analisi predittiva basata sull’IA, mentre circa l’87% si oppone ai sistemi completamente automatizzati. Il quadro resta quindi ibrido: il digitale conquista spazio come supporto, ma per le decisioni finanziarie più importanti gli italiani continuano a cercare la supervisione umana.





