L’eruzione improvvisa del vulcano Anak Krakatau, avvenuta all’alba di domenica, ha mandato in tilt il traffico aereo dell’Indonesia occidentale, costringendo alla chiusura totale l’aeroporto internazionale Soekarno‑Hatta di Jakarta e altri scali regionali.
La nube di cenere, spinta dai venti verso Java e Sumatra, ha trasformato una breve attività eruttiva di 30 secondi in un’emergenza nazionale che ha coinvolto oltre 150.000 passeggeri. Secondo l’Agenzia Geologica indonesiana, il vulcano — situato nello Stretto della Sonda — mostrava segnali di instabilità da venerdì. Le telecamere di sorveglianza hanno registrato fontane di lava e bagliori incandescenti prima dell’esplosione.
Disagi e blocchi negli scali
Non sono stati segnalati feriti né evacuazioni, ma le autorità hanno imposto un raggio di sicurezza di 2 miglia attorno al cratere. La cenere vulcanica ha raggiunto parti di Jakarta e della provincia di Lampung, costringendo AirNav Indonesia a chiudere lo spazio aereo sopra gli aeroporti di Soekarno‑Hatta, Halim Perdanakusuma e altri sei scali, tra cui Radin Inten II. Solo a Jakarta, la chiusura ha provocato 467 movimenti aerei cancellati o ritardati, con lunghe code ai banchi delle compagnie e migliaia di viaggiatori bloccati.
Tra loro, il turista spagnolo Diego Urdiales, in attesa di un volo per Madrid: “È un disagio, certo. Aspetto informazioni dalla compagnia, ma finora niente”. Un altro passeggero, l’indonesiana Michele Gouw, ha commentato con rassegnazione: “È una forza maggiore. Possiamo solo aspettare le indicazioni”.
Monitoraggio e sicurezza
La Direzione Generale dell’Aviazione Civile ha assicurato che sta monitorando l’evoluzione dell’eruzione in coordinamento con compagnie, aeroporti e servizi meteorologici. Il direttore generale Lukman F. Laisa ha ribadito che “la sicurezza resta la priorità assoluta”, avvertendo che i disagi potrebbero generare effetti a cascata su rotazioni degli aeromobili, disponibilità delle flotte e capacità dei terminal.
Anak Krakatau, erede del vulcano che nel 1883 causò una delle eruzioni più devastanti della storia, continua a ricordare quanto fragile sia l’equilibrio tra natura e infrastrutture in un arcipelago che vive quotidianamente con il rischio vulcanico.





