Come ebbi a scrivere tempo fa, forse, non perfettamente (non faccio il giornalista), al nostro Paese occorre una rinascita spirituale profonda, a mio parere in chiave cristiano liberale dando vita ad un Manifesto etico-culturale contenente i principi morali e sociali con cui intendiamo regolare i rapporti della nostra società nei prossimi 50 anni.
Una sorta di appello ai liberi e fori come fece Don Sturzo 100 anni fa, un rilancio etico-culturale ad un Paese che si sta ammalando e degradando in un clima di profitto a tutti i costi, di sopraffazioni, ruberie e prepotenze creando, così, le condizione anche di una rifondazione politica che veda la nascita di una destra illuminata, non retrograda e senza i soliti riti vecchi e logori della partitocrazia ormai mal sopportata dall’opinione pubblica.
Di questo c’è bisogno e non di un “caporale di giornata” che urla slogan militari né di trasformare il Paese in un “centro addestramento Reclute” come vorrebbe un ex Generale che sta conquistando “reducisti” e nostalgici come al solito alla ricerca di chi le spara grosse.
Non c’è assoluto bisogno di slogan da bar di periferia né di propaganda fondata sulla razza, sui tratti somatici, sul disprezzo verso gli omosessuali e su altre forme di discriminazione becere e grossolane che sono davvero troppo per un Paese in difficoltà come il nostro.
Pericolosissimo, poi, se non angosciante, il continuo ricorso, di questo ex Generale, a urla di battaglia, a richiami come “Decima!”, “Folgore!”, ai campi di battaglia e ad altri simboli e linguaggi di guerra che a mio avviso sono il segno di un fanatismo rovinoso che può scatenare aggressività e, nei casi più estremi, una pericolosa legittimazione della violenza.
L’Italia non ha bisogno di odio, di slogan urlati o di guerre razziali permanenti.
Ha bisogno di cultura, responsabilità, rispetto, senso dello Stato e capacità di costruire un futuro comune, in sostanza, una rinascita spirituale cristiano-liberale.
Questa, prima ancora di qualsiasi appartenenza politica, dovrebbe essere la vera sfida del nostro tempo.





